Dopo la Procura di Belluno, anche la Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto ha avviato un’inchiesta sull’appalto da 35 milioni di euro per la cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. Nel primo caso, l’ipotesi formulata nei decreti di perquisizione eseguiti il 21 luglio dallo Sco della Polizia a Roma, Milano, Cortina, Napoli e Brescia è di turbativa d’asta. I magistrati contabili stanno seguendo, invece, la pista dei danni erariali causati da un’opera che avrebbe dovuto costare 22 milioni di euro ed è stata assegnata la scorsa estate alla società bresciana Graffer in una corsa contro il tempo disastrosa, visto che l’impianto è ancora incompiuto, mentre avrebbe dovuto essere pronto per il 6 febbraio, data di inizio delle Olimpiadi.
Le iniziative delle due magistrature si intrecciano, anche perché puntano all’acquisizione degli stessi documenti, che tracciano la storia di un appalto controverso e tribolato. Il procuratore bellunese Massimo De Bortoli ha potuto sequestrare anche i dispositivi elettronici, computer e telefonini, mentre la Procura contabile, diretta dal procuratore Paolo Crea, ha inviato una formale richiesta a Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, braccio operativo del ministro Matteo Salvini, chiedendo i documenti tecnici e progettuali della cabinovia.











