dalla nostra inviata BELLUNO - Quando è uscito dal Palazzo di Giustizia alle 14 in punto, Fabio Massimo Saldini portava ancora sulle spalle lo zainetto di Milano Cortina 2026 con cui era entrato 4 ore prima. Ma al termine dell’interrogatorio-fiume a cui aveva chiesto di essere sottoposto, l’amministratore delegato di Simico ha confidato agli amici di sentirsi «molto più leggero». Non foss’altro perché, assistito dagli avvocati Maurizio e Massimiliano Paniz, il commissario straordinario di Governo alle opere olimpiche aveva estratto e consegnato al procuratore Massimo De Bortoli le 70 pagine della memoria (10 di relazione e 60 di allegati) con cui ha respinto l’accusa di aver concorso alla turbata libertà della gara d’appalto per la cabinovia Apollonio-Socrepes. «Nessun accordo collusivo con la Graffer, con cui anzi i rapporti sono sempre stati conflittuali», ha poi riferito la difesa.
Domande Sotto inchiesta sono pure Valeria Cepi, responsabile unica del progetto per conto di Simico, e Angelo Redaelli, legale rappresentante di Graffer. A una settimana dalle perquisizioni effettuate della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo, però, finora solo Saldini ha voluto essere interrogato dal procuratore De Bortoli, presenti anche gli ufficiali della Polizia giudiziaria. «In un clima di grande cordialità, di cui va dato atto alla Procura che legittimamente svolge i propri accertamenti, è andato tutto bene: il nostro assistito ha risposto a tutte le domande con assoluta serenità, senza nessun tipo di obiezione, con una descrizione totalmente convincente da tutti i punti di vista», ha commentato l’avvocato Maurizio Paniz, al termine dell’interrogatorio iniziato alle 10. «È stato lungo? Sì, perché abbiamo voluto dare una visione completa da tutti i punti di vista, per evitare che ci fosse qualsiasi tipo di sospetto o oscurità». Ricostruzione Secondo il difensore Paniz, la ricostruzione documentale della pratica relativa all’aggiudicazione dei lavori da 35 milioni escluderebbe lungaggini e opacità da parte di Simico: «Tutto quello che poteva essere fatto, è stato compiuto da Saldini nel pieno rispetto delle regole, che non sempre consentono dei passaggi agevoli, perché bisogna aspettare i pareri dei terzi tipo la Sovrintendenza, la commissione Via, la Conferenza dei servizi. Tutte cose che sono fisiologiche nell’ordinamento italiano e che a volte richiedono qualche giorno, altre volte qualche settimana di attesa. Detto questo, il rapporto con la Graffer è lungi dal poter essere considerato affettuoso o amichevole. Fin dal primo giorno l’azienda è stata palesemente inadempiente ad alcuni degli obblighi che aveva assunto e conseguentemente le sono stati contestati di volta in volta tutti i vari addebiti. Se ci sono stati dei momenti di ritardo, sono dipesi esclusivamente dalla Graffer e dall’incapacità di realizzare quello che si era impegnata per iscritto a fare, dando anche ampie rassicurazioni sulla tempestività di esecuzione delle opere». È così emersa una circostanza inaspettata: «Nei confronti della Graffer, la Simico ha già revocato gli incarichi per quanto riguarda Bormio e Livigno», ha rivelato l’avvocato Paniz, in riferimento rispettivamente agli appalti olimpici da 44,8 milioni con affidamento diretto e da 55,2 milioni nella gara contro Leitner e Doppelmayr, per cantieri che difatti non sono ancora stati avviati. Non solo, ha aggiunto la difesa: «Ora si sta valutando se ci siano le premesse per revocare anche l’incarico che riguarda Cortina. Gli addebiti sono prevalentemente per ritardi e indirettamente per un problema di esecuzione progettuale, Quando le inadempienze raggiungono determinate soglie, si può bloccare il contratto. Di sicuro le contestazioni sono state formalizzate e le penali sono state ottemperate, perché la Simico ha trattenuto gli importi alla Graffer». Penale e civile Potrebbe dunque profilarsi un contenzioso civile fra la società committente e l’impresa costruttrice, in aggiunta all’inchiesta penale coordinata dalla Procura di Belluno. «Un procedimento – ha sottolineato il difensore – nato dall’apparente convinzione che ci potesse essere un qualche rapporto collusivo con la Graffer. In realtà Saldini non ha mai parlato con l’amministratore delegato Redaelli, che nemmeno conosceva: gli hanno parlato le strutture tecniche della Simico, nel momento in cui l’impresa ha acconsentito a raccogliere l’incarico nei tempi previsti. Poi l’azienda è stata inadempiente e ne risponde sul piano civilistico. Ma dal punto di vista penale, c’è zero virgola zero».




