CORTINA (BELLUNO) - In viaggio verso Cortina d’Ampezzo, Fabio Massimo Saldini fa tappa a Belluno. In piazza Martiri troneggiano i cinque cerchi olimpici e i tre agitos paralimpici. A pochi passi c’è il Palazzo di Giustizia, dove poco più di un mese fa l’amministratore delegato di Simico è stato iscritto nel registro degli indagati per il caso della cabinovia Apollonio-Socrepes, insieme alla responsabile unica del progetto Valeria Cepi, all’imprenditore Angelo Redaelli e, successivamente, alla dirigente ministeriale Elisabetta Pellegrini. «Non entro nel merito dell’inchiesta per un rispetto totale verso il lavoro degli inquirenti. Ma ho trovato professionalità e umanità rare. E questo per me ha un valore enorme», dice il commissario straordinario di Governo.
Come vive questa vicenda? «All’inizio con po’ di imbarazzo, perché non riuscivo a inquadrare l'oggetto dell’accusa all’interno della mia vita. A 60 anni, dopo una vita professionale trascorsa tra cantieri, opere pubbliche e incarichi istituzionali, trovarsi per la prima volta coinvolto in un’indagine è qualcosa che inevitabilmente colpisce sul piano personale. Sei abituato a gestire problemi, ritardi, emergenze. Nessuno però ti prepara all’impatto emotivo che può avere una notizia del genere sulla tua famiglia, sulle persone che ti conoscono e che da anni condividono con te un percorso. Dopodiché ho affrontato la cosa».Come? «Chiedendo di essere interrogato: quando si subisce un torto, è giusto rendere testimonianza, poiché è il primo passo per ristabilire la verità. So che sarà un percorso lungo, ma sono convinto che sia doveroso collaborare. Sono certo che ogni aspetto verrà chiarito e ho piena fiducia nell’operato della magistratura, che in questi anni tra denunce e ricorsi al Tar ha sempre confermato la correttezza del lavoro mio e di tutti i professionisti di Simico».I giudici amministrativi hanno rigettato le impugnazioni degli atti. Ma il pubblico ministero la accusa di ben altro: turbata libertà della gara d’appalto. «Se fossi stato il procuratore Massimo De Bortoli, avrei emesso anch’io un avviso di garanzia nei miei confronti. Di fronte a quegli esposti, era corretto che la Procura approfondisse la questione. Chiaramente questo mi causa dolore, fosse anche solo per il sequestro dei dispositivi. Ma il compito dei magistrati è ricostruire la verità giudiziaria ed è interesse soprattutto mio che questo accada. Nel frattempo continuo a fare quello che ho sempre fatto: lavorare». Quindi non si dimette, come invece ha chiesto Avs? «No, perché ho la coscienza a posto. Trovo curioso che chi ha presentato l’esposto, sia lo stesso soggetto che ha chiesto le mie dimissioni. Comunque non nutro rancore nei confronti della deputata Luana Zanella, ognuno fa quello che ritiene utile. Personalmente confermo che resterò in carica fino all’approvazione del bilancio 2026, quindi per un altro anno. Da fare ce n’è, tanto che stiamo lavorando ancora più di prima». In che senso? «Anche se l’attività fa meno clamore, perché l’evento è passato, paradossalmente l’intensità è superiore. Dobbiamo completare l’eredità dei Giochi, con infrastrutture attese da decenni nei territori. Quando realizzi un’opera pubblica, non fai soltanto un progetto: firmi una responsabilità verso i cittadini. Come diceva il presidente Carlo Azeglio Ciampi: “L’etica non è un costo, è una componente essenziale dell’efficienza”. I cantieri finiscono, ma la credibilità richiede ogni giorno attenzione, rigore e responsabilità. Un esempio su tutti: la variante di Longarone, per cui siamo passati dalle parole ai fatti».Cronoprogramma? «I lavori complementari sono già partiti ed entro l’estate sarà affidato l’appalto principale. Ma stiamo anche concludendo il lotto 0 e avviando la gara del lotto 1 della variante di Cortina, ultimando la riqualificazione del trampolino, sistemando lo stadio olimpico e lo sliding centre».E l’impianto a fune? «Lo ultimeremo senza guardare in faccia a nessuno. Da agosto a novembre le cabine verranno fatte girare, in vista dell’apertura al pubblico dall’inverno, con un parcheggio temporaneo da 400 posti in attesa di quello definitivo del piano complessivo. Si è appena tenuto un incontro a Milano tra gli avvocati di Simico e quelli dell’Ati guidata da Graffer. Sono state fissate delle scadenze intermedie, ragionevoli ma rigorose, di cui pretenderò il rispetto».Se ci fossero ancora ritardi? «Continueremmo ad applicare le penali. Finora abbiamo trattenuto oltre 2 milioni».Graffer però ha respinto le contestazioni. Sarà guerra? «Vedremo. Sono sicuro della nostra correttezza. A Livigno la ditta ci ha proposto una risoluzione consensuale, per cui l’appalto passerà a Leitner, seconda in graduatoria. A Bormio abbiamo formalizzato la risoluzione in danno e chiesto l’escussione della fideiussione, con segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione. E questa opzione resta sul tavolo pure a Cortina». Da come si esprime, sembra battagliero, più che ferito. «Ma infatti il sentimento che mi anima non è il vittimismo: questa inchiesta mi ha obbligato a riflettere. Per esempio sulle persone: non mi ha più chiamato nessuno. Tolto il ministro Matteo Salvini, che mi ha espresso stima fin dal giorno della perquisizione, gli altri sono spariti. Sappiano però che non mi mancheranno».Allude ai politici? «Anche agli apparati amministrativi. Del resto nei momenti più complessi scopri che la forza non arriva dai ruoli che ricopri, bensì dalle persone che ti conoscono davvero. Per loro io sono soprattutto marito, padre, figlio, amico. Dopo quarant’anni di professione ho imparato che la reputazione si costruisce con il lavoro, mentre la serenità si costruisce con gli affetti. Poi nella vita può succedere di tutto, anche il peggio. L’importante è andare avanti, magari confidando un po’ meno negli uomini». Sta parlando da fra’ Pietro? «La fede mi sta aiutando ad affrontare questa prova. Chi fa la mia vita da terziario domenicano, sa che occorre mantenere la disciplina nella preghiera, nello studio e nella predicazione. Ma come hanno ricordato i miei amici frati durante la preghiera dei fedeli di domenica scorsa, la regola comprende pure il fatto di rendere testimonianza. E non soltanto al pm». Cortina, la controffensiva di Graffer sulla cabinovia Apollonio-Socrepes: «Con Simico ci vedremo in Tribunale»







