CORTINA - I cinque cerchi e i tre agitos campeggiano ancora in piazza Martiri a Belluno. Ma dopo l’interrogatorio di Fabio Massimo Saldini, e soprattutto visto il deposito della sua memoria difensiva nell’ambito dell’inchiesta penale sull’appalto per la cabinovia Apollonio-Socrepes, il clima è tutt’altro che olimpico. Ormai volano infatti gli stracci tra Simico e Graffer. Confermando che non c’è stato «nessun accordo collusivo» e che «i rapporti sono sempre stati conflittuali», come dichiarato dall’avvocato Maurizio Paniz per conto dell’amministratore delegato della Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, il difensore dell’azienda bresciana Benedetto Maria Bonomo annuncia una controffensiva sul piano civilistico e amministrativo in merito agli incarichi per la Conca d’Ampezzo, per Bormio e per Livigno. «Nulla di trascendentale: sono normali situazioni di scontro che si possono verificare fra pubblico e privato, ma è giusto far capire ai cittadini che non c’è stata alcuna opacità o connivenza nell’assegnazione di quella commessa».

IN VENETO Tutte e tre le opere sono state aggiudicate da Simico a Graffer: a Cortina (35 milioni) e a Bormio (44,8) con affidamenti diretti dopo che le procedure aperte erano andate deserte; a Livigno (55,2) con una gara a cui avevano partecipato anche Leitner e Doppelmayr. «Per quanto riguarda Livigno – premette l’avvocato Bonomo – mi riservo di parlarne in un secondo momento. Invece per Cortina e Bormio posso annunciare che è già cominciata la “guerra”, perché in entrambi i contesti abbiamo segnalato subito una serie di problematiche, quando si è trattato di passare dal Progetto di fattibilità tecnico-economica presentato da Simico al Piano esecutivo che compete a Graffer. Nel caso di Cortina, abbiamo segnalato fin dall’inizio la necessità di carotaggi e valutazioni sia idrogeologiche che geotermiche, che hanno reso l’esecuzione decisamente complessa. Abbiamo provveduto a questi approfondimenti, ma a metà del percorso la stazione appaltante ci ha cambiato il direttore esecutivo e ha sviluppato l'opera come reputava. Abbiamo potuto cominciare a operare solo quando sono pervenuti, a spizzichi e bocconi, i pareri e i permessi. L’ultimo via libera della Regione, relativo all'immunità di frana e propedeutico all'emissione dell’ok ai lavori da parte di Ansfisa, è arrivato soltanto a gennaio. Questo ha generato una marea di ritardi che inevitabilmente non ci hanno messi nelle migliori condizioni. Di chi è la colpa? Con tutta probabilità lo vedremo in Tribunale, com'è normale con opere così complesse. Simico ha messo in mora Graffer e chiaramente è inevitabile l’azione di opposizione, perché riteniamo di essere nel giusto». IN LOMBARDIA Nel caso di Bormio (e di Livigno), la lite è già arrivata alla revoca dell’incarico, con opposizione davanti alla struttura del commissario straordinario Saldini e possibile azione giudiziaria di fronte al Tribunale civile di Milano. «Anche per questo progetto – afferma Bonomo – abbiamo evidenziato subito diversi problemi, fra proprietà delle aree ed errori nelle distanze. Ad un certo punto noi abbiamo elaborato il piano esecutivo, che però ci è stato sospeso per sei mesi allo scopo di inserire delle modifiche. Il 24 maggio pareva che la procedura potesse ripartire, ma due giorni dopo è ci hanno formalizzato la risoluzione del contratto, con una determina che noi abbiamo contestato integralmente, attaccandola in sei punti».Il legale li elenca, per dare la misura dello scontro: «Grave inadempimento della stazione appaltante. Carenze del Progetto di fattibilità e nostre riserve espresse ancora il 19 agosto 2025. Violazione contrattuale per la mancata acquisizione del parere del Collegio consultivo tecnico. Nostro rispetto del cronoprogramma. Piano di esecuzione immediatamente cantierabile. Condotta abusiva della stazione appaltante». Come difensore del legale rappresentante Angelo Redaelli, a sua volta indagato per l’ipotesi di turbata libertà della gara di Cortina, l’avvocato Bonomo ribadisce comunque che non chiederà al procuratore Massimo De Bortoli di interrogarlo: «Ora le accuse non sono definitive, potrebbero modificarsi, spesso si parte con una ipotesi di reato e si approda a una differente».