dalla nostra inviata Angela Pederiva BELLUNO - Secondo la tesi della Procura di Belluno, la libertà della gara d'appalto per la cabinovia Apollonio-Socrepes sarebbe stata turbata, attraverso un'alterazione della procedura per consentire l'affidamento diretto da Simico a Graffer. Come spiegato nel comunicato del procuratore Massimo De Bortoli, «l'ipotesi investigativa concerne la possibile sussistenza di condotte che, grazie ad accordi collusivi o comunque tramite modalità fraudolente, hanno deliberatamente favorito la società» di Lonato del Garda nell'assegnazione dei lavori, «a discapito di altre ditte interessate all'esecuzione degli stessi, con la consapevolezza che i tempi a disposizione non sarebbero stati compatibili con la messa in funzione dell'impianto entro l'inizio dei Giochi Olimpici».
Il punto è: come possono ritenersi danneggiati i concorrenti del settore, dopo una competizione aperta andata deserta? Per l'accusa, la domanda deve essere riformulata, ribaltando il punto di vista: bisogna chiedersi piuttosto perché due colossi degli impianti a fune come l'altoatesina Leitner e l'austriaca Doppelmayr hanno rinunciato a partecipare alla corsa per quella commessa. A questo riguardo, in particolare l'azienda di Vipiteno ancora l'11 luglio 2025 aveva fornito al sito sudtirolese Salto una spiegazione eloquente: «Ovviamente ci siamo guardati bene la gara e visto il progetto e le incertezze sul versante geologico per noi risultava irrealizzabile nei tempi richiesti». Quelli erano i giorni dell'aggiudicazione diretta da Simico alla bresciana Graffer, in cordata con la bergamasca Ecoedile e la bellunese Dolomiti Strade, per «ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dal committente» e cioè «in esito a procedura aperta andata deserta», dopo che la precedente procedura ristretta era stata revocata per la fuga di notizie sulla partecipazione di Leitner e Doppelmeyr. Tutte circostanze che in questi giorni, e a maggior ragione dopo l'interrogatorio di ieri, sono sotto la lente dei consulenti incaricati dal procuratore De Bortoli.PUNTO DI CONTATTO Nel frattempo l'attività di Graffer costituisce il punto di contatto fra l'inchiesta di Belluno e quella di Verbania. Le persone indagate e le ipotesi di reato sono però diverse. Nel fascicolo sulla cabinovia della Piana di Vigezzo, oltre al consulente commerciale Sergio Lima, a cui sono contestate le fattispecie di concorso in corruzione e falso ideologico, Il Corriere delle Alpi ha aggiunto anche le posizioni di due ex dirigenti della società piemontese Vigezzo&Friends e di Pietro Marturano, direttore generale di Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali), con una valutazione del sostituto procuratore Sveva De Liguoro pure su un presunto attentato alla sicurezza dei trasporti. Perquisizioni e sequestri hanno riguardato le sedi di Graffer, Ansfisa e V&F. «Ma ribadisco che la prospettazione degli inquirenti è molto dubitativa: non sarebbe la prima volta che poi tutte le accuse cadono in giudizio, tanto che con Graffer e i suoi esponenti siamo arrivati sempre all'assoluzione, ricorrendo solo in un caso alla prescrizione», ha rimarcato l'avvocato Benedetto Maria Bonomo.








