Giorgia Meloni coglie l’occasione della visita a Palazzo Chigi del Primo Ministro d’Irlanda per ribadire la richiesta avanzata giorni fa all’Ue: aumentare la flessibilità nel dossier energetico a sostegno di famiglie e imprese ma non per fare nuovo debito, bensì per riallocare meglio risorse già previste e causa di una mutazione completa della situazione internazionale
Non solo difesa, anche l’energia è sicurezza. Ovvero immaginare di allargare lo spettro della visuale dal riarmo oggettivo come lo si è conosciuto fino ad oggi, ad altri ambiti che toccano il delicato tema, che mescola geopolitica ed economia per tirarsi fuori dalle secche della crisi iraniana.
Giorgia Meloni coglie l’occasione della visita a Palazzo Chigi del Primo Ministro d’Irlanda, Micheál Martin, per ribadire la richiesta avanzata giorni fa all’Ue: ovvero aumentare la flessibilità nel dossier energetico a sostegno di famiglie e imprese ma non per fare nuovo debito, bensì per riallocare meglio risorse già previste e causa di una mutazione completa della situazione internazionale sotto gli occhi di tutti.
Un passaggio che si sposa con le analisi che giungono dalla crisi ad Hormuz, che hanno comportato un significativo aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti in tutto il mondo e che al contempo è messo nel mirino dal ragionamento di Meloni. La premier spiega che non si può chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali mentre poi è la politica la prima a frenare, per cui appare di tutta evidenza come le circostanze eccezionali in cui ci troviamo sono al di fuori del controllo dei singoli stati, ragion per cui non possono essere affrotate con gli strumenti classici. Di qui il riferimento alla maggiore flessibilità, su cui Bruxelles ha mostrato una certa apertura, come per primo aveva osservato giorni fa il presidente del Ppe Manfred Weber.













