Bruxelles, per ora, non apre. Alla richiesta di Giorgia Meloni di estendere anche all’emergenza energetica la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, la Commissione europea ha risposto che non ci saranno deroghe, almeno in questa fase. Il portavoce per l’Economia, Balazs Ujvari, ha spiegato che l’attenzione della Commissione è rivolta “al pieno utilizzo delle ingenti risorse Ue già disponibili”, ricordando che per gli investimenti energetici sono stati messi sul tavolo circa 300 miliardi attraverso NextGenerationEU, politica di coesione e Fondo per la modernizzazione, con circa 95 miliardi ancora da utilizzare. La linea di Bruxelles è questa: prima si spendano i fondi esistenti, poi si discuterà del resto.La risposta è arrivata dopo la lettera inviata domenica dalla presidente del Consiglio alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Giorgia Meloni ha chiesto di riconoscere alla sicurezza energetica lo stesso rango politico attribuito alla Difesa. “L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie a fronteggiare la crisi energetica”, ha scritto la premier. E ancora: “Se consideriamo giustamente la Difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National Escape Clause (la misura che consente agli stati di spendere di più per Difesa o crisi eccezionali senza violare i vincoli di bilancio ndr), allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea”. Il ragionamento di Palazzo Chigi è prima di tutto politico. La sicurezza europea, sostiene Meloni, “non si misura soltanto con le capacità militari”, ma anche con la possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di pagare le bollette, per gli stati di evitare un nuovo shock sociale. Nella lettera c’è anche un passaggio destinato a pesare nei rapporti con Bruxelles: senza una coerenza tra difesa ed energia, sarebbe “molto difficile per il governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”. Safe è il programma europeo da 150 miliardi per finanziare investimenti comuni nella difesa.Meloni non arriva a questa posizione all’improvviso. Già al vertice informale di Cipro del 23 aprile aveva fatto capire di voler spingere per uno scostamento di bilancio legato alle spese energetiche. Ora la crisi in medio oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz offrono al governo italiano l’argomento dell’urgenza. Secondo i dati Istat in due mesi il gasolio per riscaldamento è aumentato del 38,4 per cento e alcuni rincari alimentari, dai pomodori freschi ai finocchi, superano il 20 per cento. La Commissione, però, teme di riaprire troppo presto il cantiere delle eccezioni (e spaventare i mercati in una fase in cui i rendimenti dei titoli di stato stanno aumentando in tutto il continente). Il nuovo Patto di stabilità è rientrato in vigore da poco e già vive dentro una sequenza di deroghe, flessibilità, aggiustamenti nazionali.Per la difesa la porta è stata aperta nel 2025: ad aprile dodici paesi avevano chiesto l’attivazione della clausola nazionale per aumentare la spesa militare; a luglio il Consiglio ha attivato la flessibilità per quindici stati membri (tra cui la Germania) consentendo maggiori investimenti pubblici nella difesa entro il quadro delle regole fiscali europee. Insomma un patto di stabilità più derogato che rispettato. Ora Roma chiede di aggiungere un’altra categoria: la sicurezza energetica. Bruxelles per il momento risponde che gli strumenti ci sono già e che devono essere usati meglio. Altre novità potrebbero arrivare giovedì 21 maggio, quando la Commissione europea presenterà le nuove previsioni economiche di primavera. Se i numeri certificheranno un forte peggioramento dello scenario europeo per effetto dello shock energetico, la discussione sulle clausole del patto diventerà più difficile da chiudere con un semplice no.