All’Università della Calabria si è aperta ieri la prima edizione del laboratorio “Mafia, Impresa e Istituzioni”, promosso dal Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche per approfondire il rapporto tra criminalità organizzata, sistema economico e pubblica amministrazione. Ad aprire i lavori è stato il direttore del DiScAG, il professor Franco Rubino, davanti a una platea composta da studenti, commercialisti, avvocati, amministratori giudiziari e funzionari pubblici.
Il cuore dell’incontro è stato però l’intervento del Procuratore capo di Cosenza, Vincenzo Capomolla, che ha offerto una lunga riflessione sui meccanismi di infiltrazione della ’ndrangheta nelle istituzioni e nel tessuto economico. Capomolla ha spiegato come molte indagini abbiano fatto emergere «situazioni di disordine amministrativo» tali da richiedere verifiche e accessi ispettivi nei Comuni.Secondo il magistrato, il problema è spesso strutturale: «Ci sono carenze che purtroppo permangono anche durante il periodo del commissariamento e oltre il commissariamento, a dimostrazione di una compromissione così radicata da non essere facilmente bonificabile».
Il procuratore ha quindi sottolineato il valore preventivo dello scioglimento degli enti locali per mafia, misura spesso contestata dalle comunità interessate. «Lo scioglimento non ha carattere sanzionatorio, ma nasce come strumento preventivo di carattere straordinario», ha chiarito, spiegando che non è necessario accertare responsabilità penali degli amministratori perché il piano della prevenzione è distinto da quello repressivo. Nel corso del suo articolato e magistrale intervento Capomolla ha respinto anche le accuse di «pregiudizio territoriale» che frequentemente accompagnano questi provvedimenti.













