Non un singolo episodio, ma un sistema. Non una semplice sequenza di irregolarità amministrative, ma un quadro che, secondo la relazione del ministro dell’Interno al presidente della Repubblica, avrebbe inciso sul cuore stesso dell’azione pubblica. È su questa base che è arrivato lo scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali.
Nel Comune sarebbero state riscontrate “forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata” tali da compromettere “la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale”, il buon andamento dei servizi e l’ordine pubblico. Una valutazione maturata dopo l’accesso ispettivo disposto dal prefetto di Vibo Valentia il 1° luglio 2025, poi prorogato per altri tre mesi, e dopo il deposito delle conclusioni della commissione d’indagine.
Un Comune già sciolto due volte
Soriano Calabro non arriva per la prima volta davanti a una misura così grave. La relazione ricorda che l’ente era già stato sciolto per infiltrazioni e condizionamento mafioso con Dpr del 25 gennaio 2007 e poi con Dpr del 17 giugno 2022. Il contesto territoriale viene descritto come segnato dalla presenza pervasiva di consorterie riconducibili alla ’ndrangheta delle Preserre vibonesi e alla cosiddetta locale dell’Ariola, gruppi criminali colpiti da diverse operazioni di polizia giudiziaria ma ancora ritenuti capaci di incidere sugli equilibri amministrativi. Secondo la relazione, l’attività di monitoraggio della Prefettura ha fatto emergere “possibili forme di condizionamento dell’amministrazione comunale da parte di organizzazioni criminali”. Da qui l’accesso ispettivo e, successivamente, la proposta di scioglimento, esaminata anche dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 3 febbraio 2026, integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica di Vibo Valentia e del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro.






