La crisi 23 maggio 2026 alle 00:14I mediatori internazionali a Teheran. Ma dalla bozza resta fuori l’uranio
Washington. Un accordo tra Stati Uniti e Iran, sia pure di massima, non è mai sembrato tanto vicino. Almeno stando ai febbrili movimenti diplomatici che ieri si registravano a Teheran, dove nelle scorse ore sono confluiti tutti i mediatori, a cominciare dal Pakistan, per tentare di finalizzare una prima intesa che dovrà poi aprire la strada a ulteriori negoziati e a un accordo definitivo.
Teheran cauta
Per il secondo giorno consecutivo, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato di «lievi progressi» nei colloqui e di «un leggero miglioramento», manifestando tuttavia prudenza perché «c’è ancora lavoro da fare», e invitando a immaginare «un piano B qualora l’Iran non riaprisse lo Stretto di Hormuz». Anche la Repubblica islamica frena: «Non possiamo necessariamente dire che un accordo sia imminente», ha fatto sapere il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Bagaei (nominato di fresco anche portavoce della squadra negoziale iraniana), spiegando che, nonostante gli scambi con il capo dell’esercito e negoziatore pachistano Asim Munir, volato a Teheran, siano diventati «più frequenti», questi «rappresentano la continuazione dello stesso processo diplomatico».














