La crisi26 maggio 2026 alle 00:22Washington parla di progressi, ma per Teheran l’intesa non è imminente
È un susseguirsi di accelerazioni e frenate il lavoro diplomatico volto a trovare un accordo tra Stati Uniti e Iran. Se il segretario di Stato americano Marco Rubio si mostra ottimista sui tempi brevi, Teheran parla di «progressi su molte questioni» ma avverte che l'intesa «non è imminente» e respinge al mittente eventuali «pressioni o richieste eccessive»; mentre Donald Trump ribadisce con la consueta retorica che se l'accordo non sarà «grandioso» è meglio non farne nulla e ricominciare «a sparare, in modo più intenso e massiccio che mai».
I nodi
In questo braccio di ferro sembra essere proprio l'Iran a fare un passo avanti nel tentativo di trovare una soluzione a uno dei nodi della trattativa ancora da sciogliere: il destino dei 450 kg di uranio arricchito al 60%, prossimo al livello utile per produrre una bomba atomica. La Repubblica islamica accetterebbe infatti di disfarsene a patto che venga trasferito in Cina, con Pechino che dovrebbe fare da garante prima di procedere all'accordo gli Usa, riferiscono alcune fonti ad Al Arabiya e al Hadath. L'indiscrezione - smentita però dai pasdaran come «frutto dell'immaginazione» dei media sauditi - emerge proprio mentre si trovano a Pechino il premier pachistano, Shehbaz Sharif, e il caponegoziatore di Islamabad, Asim Munir, nel ruolo di mediatori, per incontrare il presidente cinese Xi Jinping che ha a sua volta proposto un piano in quattro punti per chiudere la guerra nel Golfo Persico e riaprire lo Stretto di Hormuz alla libera navigazione commerciale. Munir, che nel fine settimana era andato a Teheran per cercare di finalizzare una bozza da sottoporre poi agli americani, volerà - secondo gli stessi media sauditi - anche in Qatar. Doha è entrata di recente con più convinzione nella mediazione e ha accolto nelle ultime ore il presidente del Parlamento iraniano Bagher Ghalibaf (appena rieletto dai deputati per il settimo anno consecutivo) e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per discutere con il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani dei termini dell'accordo.












