Gli Stati Uniti sono ottimisti, l’Iran molto meno. Ma il dato è che ad oggi, lunedì 25 maggio, non c’è un accordo tra Washington e Teheran sulla fine della guerra, mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con tutte le disastrose conseguenze per l’economia del mondo intero.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto che l’intesa potrebbe concretizzarsi «oggi stesso». «Abbiamo sul tavolo - ha detto Rubio - quella che credo sia una proposta piuttosto solida in termini di capacità di aprire gli stretti, di farli aprire. Ha molto sostegno nel Golfo... ogni Paese con cui ne abbiamo parlato capisce che non è solo molto ragionevole, ma è la cosa giusta da fare per il mondo».

Rubio ha anche espresso fiducia nel fatto che l'Iran «avvierà un negoziato molto reale, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare». In caso contrario, ha minacciato, «risolveremo in altro modo».

Trump aveva invece ridimensionato le aspettative di un accordo che venerdì scorso sembrava a un passo: «Forse ci vorranno giorni, non abbiamo fretta». Quel che è certo, ha ribadito Rubio, è che il presidente «non farà un cattivo accordo».

Teheran, dal canto suo, nonostante la fiducia nei mediatori pakistani, continua a nutrire una «profonda diffidenza» nei confronti degli Usa, come afferma una fonte citata dall’agenzia di stampa Tasnim. La Repubblica Islamica «non nutre alcun ottimismo» e gli attuali scambi di messaggi con gli Usa sono condotti con «profondo pessimismo» verso Washington.