Come nel caso di Rysuke Hamaguchi, è la prima volta che Radu Jude gira un film francese. E, come il nuovo lavoro del regista di Drive My Car, Soudain (ad oggi uno dei migliori visti in concorso), Le Journal d’une femme de chambre, di Jude, presentato alla Quinzaine, è un film a cavallo di due paesi, in bilico tra due lingue diverse e che affronta in modo libero, generoso e intellettualmente provocatorio alcuni temi chiave del presente. A differenza di Hamaguchi, che distende il suo film oltre le due ore e mezza (che però non pesano mai), l’ esorbitanza narrativa e visiva a cui ci ha abituati il regista rumeno, qui si riduce in favore di una limpidità quasi minimalista. Alle prese con il romanzo satirico di Octave Mirbeau, già portato sullo schermo da Renoir, Bunuel, e più recentemente da Benoit Jaquot, Jude – un autore dalla vena affine al surrealismo- è decisamente più vicino all’interpretazione bunueliana che alle altre.

DOPO L’INSEGNANTE di Luck Banging or Looney Porn, la taxista di Do Not Expect too Much from the End of the World, e l’ufficiale giudiziario di Kontinental 25, Gianina (Anna Dimitrascu) è un’altra classica eroina judiana, emblema dell’ingiustizia sociale che ci circonda – una ragazza che lavora come baby sitter del bambino di una famiglia benestante di Bordeaux ai fini di mantenere sua figlia Maria (Sofia Dragoman) che vive con la nonna (Liliana Ghita), in Romania. I Donnadieu, la coppia che la impiega (Melanie Thierry e Vincent Macagne), tratteggiata da Jude con un tocco satirico affilato ma mai troppo caricaturale, trasmette dosi eguali di empatia radical chic e di indifferente accondiscendenza. La loro totale insensibilità e l’egoismo naturale che Jude e Mirbeau associano alla superiorità di classe sono spruzzati qua e là, nei commenti passeggeri o a cena, quando invitano Gianina nelle loro conversazioni pseudointellettuali con amici. Una casualità tutta affettata, condita di buon vino e cibo ricercato, che Jude e i suoi e attori catturano benissimo. Sul lavoro, Gianina è paziente e rispettosa, preoccupata più che altro che le piccole prepotenze quotidiane dei Donnedieu si spingano fino a impedire il suo viaggio a casa per Natale. Improbabile valvola di sfogo è la troupe teatrale per immigranti, in cui la signora Donnadeiu l’ha coinvolta, e che sta allestendo una messa in scena di Le Journal d’une Femme de Chambre (Il diario di una cameriera).