Il regista ha presentato a Cannes, nella sezione Quinzaine des cinéastes, una versione al vetriolo del romanzo del 1900 di Octave Mirbeau: «Ho voluto raccontare la storia di una donna che lavora in un altro Paese e la cui figlia è rimasta in patria con la nonna. Si tratta di una situazione di immigrazione che crea una sorta di falso paradosso: se da una parte arriva un po’ di prosperità economica, dall’altra si creano grossi problemi emotivi, psicologici e relazionali» Radu Jude sorprende sempre: autore di una filmografia prolifica che si estende su vent’anni, in cui si intrecciano fiction, documentari, saggi, cortometraggi e lungometraggi, il cineasta rumeno gira i suoi film con un’urgenza compulsiva. Dopo il suo Dracula cringe/sperimentale, eccolo sulla Croisette nella sezione Quinzaine des cinéastes con una sua versione al vetriolo del romanzo del 1900 di Octave Mirbeau, Il diario di una cameriera. Una satira sull’oscenità della borghesia, mascherata da fPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Hakim ZejjariGiornalista pubblicista diplomato al Centro sperimentale di cinematografia, autore e producer Tv di diversi speciali e reportage sul cinema e l’arte. Le sue interviste con grandi nomi della cultura (da Madonna a Mark Knopfler passando per Woody Allen, Jonathan Coe o Quentin Tarantino) lo hanno portato a collaborare con Sky Italia, Mediaset, il canale internazionale di news France 24 e The New York Times.
Il diario di una cameriera di Radu Jude: «È un film nato da una mia riflessione sull’emigrazione rumena»
Il regista ha presentato a Cannes, nella sezione Quinzaine des cinéastes, una versione al vetriolo del romanzo del 1900 di Octave Mirbeau: «Ho voluto raccontare la storia di una donna che lavora in un altro Paese e la cui figlia è rimasta in patria con la nonna. Si tratta di una situazione di immigrazione che crea una sorta di falso paradosso: se da una parte arriva un po’ di prosperità economica, dall’altra si creano grossi problemi emotivi, psicologici e relazionali»













