Quando nel 2021 Radu Jude vinse il festival di Berlino con Sesso sfortunato o follie porno (storia di una insegnante con il marito gira film hard core e li posta, con tutte le conseguenze che questo comporta), il regista rumeno in tutti gli incontri chiarì quanto la pornografia fosse un contenuto importante nei Paesi dell’Est prima della caduta del muro di Berlino. E quando i prestigiosi Cahiers du Cinéma francesi dedicano nel 2023 un numero speciale della rivista all’importanza del montaggio conferendo grande importanza al suo film Do Not Expect Too Much from the End of the World (nato mettendo insieme sequenze girate da Jude con altre di un film che era stato realizzato quando il potere era ancora in mano a Ceausescu), era evidente che mescolare sapientemente materiali di archivio con sequenze appositamente girate sarebbe stato un tratto distintivo della sua produzione artistica.

Per questo motivo la scelta che il Museo Nazionale del Cinema ha fatto di affidare proprio a Radu Jude il film di montaggio Trailer’s for Dante’s Paradise, che sarà presentato a Bologna al Festival del Cinema Ritrovato. Il titolo fa ovviamente pensare all’opera del Ghibellin Fuggiasco, che però viene approcciato in modo molto anticonvenzionale. Jude sottolinea infatti in una nota come La Divina Commedia sia un testo poetico molto «popolano», infarcito (anche) di notazioni sconce, di parolacce, di riferimenti alla carnalità delle relazioni sentimentali. Ecco perché Jude ha usato un riferimento dantesco per un film che monta insieme i prossimamente d’epoca di quando ogni città occidentale aveva una decina di sale cinematografiche che si erano convertite al cinema a luci rosse e, prima che iniziasse lo spettacolo, incuriosivano il pubblico mostrando alcune scene dei film che sarebbero poi stati proiettati. Nella sua Cineteca, il Museo del Cinema conserva molti di questi trailer, e migliore maniera per utilizzarli e anche per riflettere su quel fenomeno e su quegli anni non poteva essere immaginata. Quella trasgressione che qui da noi, a fine Anni Settanta, aveva legalizzato le proiezioni pornografiche prima vietate, e che invece nell’Est Europa era una delle sirene consumistiche che venivano sognate sempre e consumate solo clandestinamente.