Regista fuori dagli schemi, il rumeno Radu Jude ha sorpreso tutti al concorso di Locarno con il suo Dracula, liberissima riflessione sul mito più celebre del suo Paese. E per non battere strade già percorse, inizia con un regista che chiede aiuto all’Intelligenza Artificiale per affrontare una storia raccontata già troppe volte. Ecco allora la proposta di un cabaret vampiresco, dove una cliente può appartarsi (a pagamento) con Dracula, costretto poi a fuggire perché il pubblico in sala possa inseguirlo con mazze e pali acuminati. A interrompere l’avventura che avrà una conclusione inaspettata, altre infinite variazioni sul tema: fantascientifiche, kitsch, dissacranti, comiche (Dracula ha male a un canino ma non ha i soldi per pagare il dentista), politiche (Dracula guida un gruppo di zombi per stroncare uno sciopero) fino a una lunga rilettura «romantica» - le virgolette sono d’obbligo - che finisce in uno sberleffo anticlericale.
Radu Jude dissacra il mito di Dracula con l'Intelligenza Artificiale
L'impressione è però che si sia divertito più il regista a fare il film che lo spettatore a guardarlo







