Da sedici anni a Vigevano governano sindaci leghisti. Prima, per dieci, c’è stata Forza Italia. Fino agli anni Novanta il punto lo aveva tenuto il Partito comunista. Ora i 60mila abitanti in provincia di Pavia, mezz’ora da Milano, tornano a votare in uno scenario mutato.
QUI È ATTESO il primo test elettorale di Futuro nazionale di Roberto Vannacci. Non perché ce ne sia il simbolo, la scelta è stata quella di tenerlo ancora nel cassetto per tutto il 2026, ma perché è qui che l’ex generale ha fatto l’investimento politico più importante. Candidati d’aerea ne ha piazzati sparsi qui e lì per l’Italia, in piccoli centri come in grandi città: anche in laguna Luigi Corò corre con «Futuro per Venezia», ma il leader non si è speso troppo per lui. Diversamente è andata a Furio Suvilla, di professione avvocato, candidato sindaco sulla riva del Ticino con «Vigevano futura». Dall’europarlamentare ha ricevuto endorsement video e anche un comizio di piazza, domenica scorsa. Ora per metodo e contenuti è il termometro della nuova destra-destra del paese.
A FARE il rebranding della lista c’è voluto poco. Suvilla si candidò sindaco già sei anni fa con lo stesso nome, ottenendo 1.600 voti che gli valsero il 6% e un posto da consigliere comunale d’opposizione contro la maggioranza di centrodestra. Ex leghista, aveva mollato il Carroccio l’anno prima, un passaggio in Fratelli d’Italia per poi andare da solo con «Vigevano futura». Sei anni dopo è bastato aggiungere la penna tricolore per abbracciare l’ex generale. L’occasione è ghiotta e il panorama locale va assomigliando alle beghe nazionali. Il centrodestra si è diviso con Forza Italia che correrà da sola. La Lega esce dagli ultimi sei anni di amministrazione con le ossa rotte: il sindaco uscente è stato sospeso per un’inchiesta in cui è accusato di corruzione, ha provato a ricandidarsi ma ha dovuto mollare l’osso.












