C'è una sola cosa che accomuna sette degli otto candidati a sindaco di Salerno: la voglia di agguantare il ballottaggio per provare l'impresa di battere l'eterno sindaco ed ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, in corsa per il suo quinto mandato dal 1993. Trentatrè anni in cui la vita del capoluogo è stata disegnata secondo una visione precisa, la sua: sicurezza, grandi opere, turismo. E sono proprio questi i temi su cui oggi De Luca rilancia la sua battaglia sostenendo che «Salerno va ripresa oggi, altrimenti la perderemo per sempre». Tra il suo quarto mandato e quello che s'appresta ad ottenere sono trascorsi dieci anni in cui è stato presidente della Regione, allora favorì l'ascesa allo scranno più alto di Palazzo Guerra del fedelissimo compagno Enzo Napoli.
Subentratogli da vice sindaco per uno scorcio di mandato e poi eletto per due volte di fila. Napoli protocolla le sue dimissioni a gennaio confermando le indiscrezioni che circolavano già dalle ultime Regionali. De Luca voleva tornare in sella, lui non si sarebbe più potuto candidare ma, fece sapere a questo giornale attraverso una lettera, l'addio sarebbe maturato a seguito di «modifiche sostanziali degli assetti politici e amministrativi». L'ormai ex sindaco ritenne giusto «restituire senza perdite di tempo la parola ai cittadini. Non una resa - precisò - ma un atto di responsabilità, autenticamente e consapevolmente democratico». De Luca ha condotto una campagna elettorale per strada, a contatto con le persone. All'inizio del suo tour nei quartieri, partito strategicamente dalle periferie, quasi distaccato («Dovreste andare a piedi a Pompei ora che ho deciso di ricandidarmi») poi via via più sfrontato: «Chi vi parla ha buttato il sangue per questa città, chi si è candidato contro di me non ha mosso un dito per Salerno negli ultimi trent'anni. Tutto ciò che si è mosso lo dovete a me». De Luca si presenta agli elettori con la “solita” corazzata composta in prevalenza da liste civiche (sette in totale) e con il Pd in salsa locale che diventa Progressisti per Salerno. A De Luca non è stato negato il simbolo, lui non lo ha proprio chiesto, come è sempre accaduto. I rivali Gli si oppone un centrodestra riunito dopo una iniziale disgregazione determinata da Forza Italia, poi rientrata. Il meloniano Gherardo Maria Marenghi corre per Fdi, Fi e Lega (in campo con una civica denominata Prima Salerno). Il campo largo “alternativo” schiera Franco Massimo Lanocita, l'avvocato che ha contribuito a determinare la chiusura delle Fonderie Pisano, e che rappresenta Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e mette insieme una lista civica che accoglie, oltre ad alcuni comitati, anche gli scontenti del Pd locale tra cui l'ex consigliera di maggioranza e schleiniana di ferro Sara Petrone (benché la segretaria nazionale dem non abbia mai risposto pubblicamente agli appelli della Petrone sulla necessità di prendere posizione sul “caso Salerno”, dove il partito si riconosce quasi esclusivamente nel deluchismo spinto). Un'altra parte di ex dem o quasi tali è confluita nella coalizione composta da tre liste civiche nata in seno al campo largo alternativo che ha scelto come condottiero l'ex presidente dell'Ordine degli ingegneri Armando Zambrano. Zambrano aveva inizialmente incassato l'appoggio dei forzisti che l'hanno poi abbandonato all'altare a pochi giorni dalla presentazione delle liste, con manifesti già stampati e sedi elettorali già allestite e in fretta riconvertite. Ma c'è anche spazio per i civici “più puri”: la dirigente scolastica e consigliera uscente Elisabetta Barone (già candidata sindaca contro Enzo Napoli), l'ex deluchiano Mimmo Ventura che ha incassato l'appoggio del sindaco di Terni Stefano Bandecchi, l'ex dirigente scolastico Alessandro Turchi e Antonio Pio De Felice, candidato di Potere al Popolo!.












