Esce di sena, con le sue dimissioni, il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli. Lascia l’incarico in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mese di ottobre e di fatto spalanca le porte al ritorno alla guida della città dell’ex governatore della Campania, Vincenzo De Luca, diventato famoso proprio come “sindaco sceriffo”, in prima linea e in piazza personalmente contro malfattori e imbrattori. De Luca non conferma ma lancia segnali chiarissimi. «La ricreazione è finita», dice parlando della sua città. In meno di venti righe Napoli ha racchiuso le motivazioni che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni da sindaco - di conseguenza decadrà anche da presidente della Provincia - dando avvio ad una nuova fase politica per la città che sarà seguita ora da un periodo di commissariamento del Comune. In caso di elezione, per De Luca sarebbe il quinto mandato da sindaco di Salerno. La prima volta fu eletto nel 1993, poi nel 1997, nel 2006 e nel 2011.
Passo indietro del sindaco
Ma è stato De Luca a far dimettere Napoli? «Non è assolutamente vero», la secca risposta del sindaco dimissionario che, dopo aver consegnato la lettera di dimissioni nelle mani della segretaria generale, ha motivato la sua scelta. Nel documento protocollato si fa riferimento a “nuovi scenari politici che impongono mutamenti radicali ed una rinnovata spinta propulsiva e progettuale”. Il nome dell’ex governatore, tuttavia, compare nero su bianco anche nella lettera di dimissioni. «Molto devo all’aiuto concreto della Regione Campania e del presidente De Luca», uno dei ringraziamenti messi nero su bianco da Napoli che ha vissuto la sua ultima giornata da sindaco tra Comune e Provincia. Dopo aver riunito la giunta per informare della scelta i suoi assessori, ha fatto tappa a Palazzo Sant’Agostino per prender parte al primo Consiglio provinciale dopo le recenti elezioni (Giovanni Guzzo, nominato vicepresidente, sarà il traghettatore). Poi il ritorno a Palazzo Guerra per formalizzare il passo d’addio. Un atto politico che ha provocato le forti polemiche delle opposizioni, determinate ad andare fino in fondo per chiedere agli organi competenti di vigilare su quanto accaduto. «Indecente» è l’aggettivo con qual sintetizzano quanto accaduto.










