L'esperto di estremismo analizza la situazione italiana dopo i fatti di Modena e gli arresti a Firenze e Cosenza «Non sminuire questi casi, ma chiamarli con il proprio nome»
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«Da Modena a Firenze fino a Cosenza, c’è un filo rosso che lega tutti questi episodi: probabilmente siamo davanti ad un "risveglio" del terrorismo in Italia. Un terrorismo molto diverso da quello tradizionale, e per questo tanto più difficile da arginare. Per affrontarlo, però, è necessario smetterla di minimizzare e iniziare a chiamare le cose con il proprio nome». L’attacco di Modena da parte di El Koudri, l’arresto a Firenze del «baby jihadista» e la condanna di un tunisino a Cosenza perché legato all’Isis secondo Giovanni Giacalone, analista di estremismo islamico e terrorismo e membro del David Institute for Security Policy, hanno qualcosa in comune, che suggerisce un quadro generale di rischio terrorismo che va monitorato molto attentamente e che merita risposte immediate.
Dottor Giacalone, seppure diverse tra loro, le ultime vicende gettano una luce inquietante sul rischio radicalismo in Italia. Lei crede ci possa essere una medesima regia?
«Non parlerei di regia unica, ma di un "risveglio del terrorismo certamente sì. Certamente ci troviamo di fronte a casi diversi, a soggetti diversi, con situazioni differenti e che hanno differenti età, ma tutti, in ogni caso sono coinvolti in attività terroristica. Che lo si voglia chiamare terrorismo o no è un’altra questione; secondo me lo è: qui si è solo palesato in ritardo rispetto ad altri Paesi. E c’è un motivo».












