Redazione
18 maggio 2026 09:23
L'auto che piomba a tutta velocità sui passanti in centro, il terrore, un uomo che scende con un coltello in mano. Le immagini drammatiche di via Emilia centro a Modena hanno fatto subito pensare al peggio: l'ombra del terrorismo, l'ennesimo attentato nel cuore dell'Europa. Ma la realtà che sta emergendo dalle indagini è diversa. Non si tratta di una cellula jihadista pronta a colpire, almeno secondo gli elementi raccolti finora, ma di una tragedia che mette a nudo i limiti del nostro sistema di assistenza. Eppure, nel governo è già scontro aperto su come catalogare l'orrore.Chi sono e come stanno i pedoni travolti dall'auto a Modena: due turiste e una coppia italiana in prognosi riservataA provare a spegnere il fuoco della psicosi è direttamente il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Intervistato dal Resto del Carlino, il capo del Viminale ha spostato il baricentro del dibattito lontano dagli slogan: non è un caso di immigrazione clandestina, non c'è la regia dello Stato Islamico. Il ministro ha detto di condividere l’attenzione di Matteo Salvini per una gestione più sostenibile dell’immigrazione, ma ha aggiunto che il caso di Modena riguarda "un’altra cosa". "Qui parliamo di un cittadino italiano", ha precisato Piantedosi. Il riferimento è a Salim El Koudri, 31 anni, italiano di origini marocchine, l'uomo accusato di aver travolto i pedoni e poi aver cercato di aggredirli. El Koudri era già noto alle strutture sanitarie locali per gravi problemi psichici. Per il ministro, la componente del disagio mentale è "molto evidente" ed è lì che bisogna guardare.La linea dura di Salvini: "Inneggiava ad Allah, revochiamo la cittadinanza"Di tutt'altro avviso è il vicepremier Matteo Salvini, che spinge per la linea della tolleranza zero e non ci sta a liquidare il caso come il gesto di un "pazzo". Ai microfoni di 24 Mattino, il leader della Lega ha rincarato la dose: "Se uno gira con un coltello, falcia la gente e inneggia ad Allah sui social, allora è ancora più grave. Non era un disadattato che viveva sotto un ponte". Salvini ha colto l'occasione per rilanciare una vecchia battaglia del Carroccio: la "cittadinanza a punti" con la possibilità di revoca ed espulsione per le seconde generazioni che commettono reati gravi.Il tema, ha aggiunto, riguarda "le seconde generazioni che spesso non si integrano", e per questo "in certi casi prevedere revoca della cittadinanza ed espulsione sono temi su cui lavoriamo da un anno e mezzo, al di là di quanto emerge dal lavoro degli inquirenti".Le eventuali frasi sui social, i messaggi attribuiti all’indagato e il possibile significato di riferimenti religiosi dovranno essere verificati dagli investigatori. Lo stesso Salvini, parlando delle mail in cui l’uomo avrebbe scritto "bastardi cristiani" ha aggiunto: "Lascio agli investigatori analizzare queste cose".La salute mentaleSe da un lato c'è quindi il fronte della sicurezza, ovvero come prevenire gesti improvvisi, violenti, difficili da intercettare con gli strumenti tradizionali dell'antiterrorismo o dell'ordine pubblico, dall'altro c'è il fronte sanitario e sociale: cosa accade quando una persona fragile entra in contatto con i servizi di salute mentale, viene seguita per un periodo e poi interrompe il percorso? Casi come quello di Modena riaprono il problema della continuità assistenziale, dei controlli, del sostegno alle famiglie e della capacità dei servizi territoriali di intercettare situazioni di disagio. I numeri spiegano perché il tema non sia marginale. Secondo il Rapporto salute mentale 2024 del ministero della Salute, le persone assistite dai servizi specialistici in Italia sono state 845.516. I nuovi accessi ai Dipartimenti di salute mentale sono stati 272.497, e nel 95 per cento dei casi si è trattato di un primo contatto nella vita con i servizi. Le prestazioni territoriali erogate sono state oltre 10 milioni, con una media di 13,6 interventi per utente. Il sistema, dunque, esiste e lavora su numeri enormi. Ma proprio quei numeri mostrano anche la pressione sui servizi: persone nuove da prendere in carico, percorsi da seguire nel tempo, famiglie da sostenere, ricadute da prevenire. Piantedosi lega questo dossier anche alla sicurezza delle città, ma nel caso di Modena ridimensiona l’idea che la soluzione possa essere cercata nei varchi, nei controlli stradali o in una generica militarizzazione dello spazio urbano. “La tragedia avrebbe potuto avvenire ovunque”, è il senso del suo ragionamento.











