Modena, 18 maggio 2026 – “Il dolore, un dolore terribile, per quanto avvenuto. Per vite stravolte per sempre in pochi secondi”: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si ferma un secondo, uscendo dal palazzo della Prefettura. E, dopo aver incontrato istituzioni, soccorritori e cittadini nei giorni più difficili di Modena, usa la forza della sintesi, non della polemica: “Abbiamo visto immagini che ci interrogano, destano impressione, ci obbligano a fermarci e a riflettere. Ma anche l’orgoglio per la reazione dei cittadini, per il comportamento corale di forze dell’ordine e soccorsi. E ho due consapevolezze: se tutto sarà confermato, il sistema antiterrorismo non ha rivelato falle; c’è invece un tema vero e serio di disagio sociale che richiede un rafforzamento dei presidi di sicurezza in relazione alla salute mentale”.

Ministro, cos’ha provato guardando le immagini delle telecamere di sorveglianza sulla via Emilia?

“È stato sconvolgente. Erano frammenti al di là della realtà”.

È stata la prima volta che in Italia abbiamo visto un’auto falciare la folla, in quel modo. Immagini che richiamano stragi e attentati, da Nizza a Colonia.

“C’è di sicuro in rischio emulativo che aumenta con il disagio e il disagio sociale. E tutto va preso in seria considerazione. Ma voglio rassicurare i cittadini, per due ordini di motivi. Il primo: abbiamo tutti pensato, legittimamente, che potesse essere sfuggito qualcosa al sistema di prevenzione. Ma così sembra non essere, il fatto pare collocabile nel disagio psichiatrico: questo nulla toglie alla gravità di quanto accaduto, ma il sistema antiterrorismo, che abbiamo sempre apprezzato, ha retto”.