A Firenze arrestato un tunisino radicalizzato. Salvini critico: "Un altro bravo ragazzo da integrare". Renzi su Modena: "Se non è terrorismo, va dimostrato"

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Arrestato per terrorismo internazionale un 15enne tunisino, residente con i genitori nel Senese. Grazie a un'attività della Digos di Firenze sviluppata anche sulla base di segnalazioni dell'intelligence, gli inquirenti hanno intercettato messaggi in cui si diceva pronto a colpire, mentre gli estremisti in contatto con lui gli avevano anche fornito istruzioni sui luoghi da scegliere per un attentato. Pericolo concreto, tanto che la gip del tribunale dei minori di Firenze che ha accolto la richiesta di arresto della procura, nell'ordinanza, definisce il ragazzo «un soggetto pericoloso capace di commettere atti gravi, non avendo mutato le proprie pericolose convinzioni ideologiche».Già, perché il giovanissimo aspirante jihadista non era alla sua prima fascinazione con la radicalizzazione. Era già stato collocato in comunità a ottobre scorso perché cercava adepti online, si filmava in passamontagna minacciando i «miscredenti» nel nome di Allah, e intratteneva rapporti con ambienti vicini al Daesh. E nonostante gli fosse stata concessa la messa alla prova, aveva subito ripreso «l'opera di proselitismo», scrive ancora la giudice, «con la conseguenza che, se non opportunamente contenuto», avrebbe potuto «compiere azioni di grave violenza in danno della collettività».Il 15enne, arrivato in Italia tre anni fa, era dunque un giovanissimo «veterano» della radicalizzazione. Era stato intercettato la prima volta quando a dicembre 2024 suo padre ne aveva denunciato l'allontanamento. I carabinieri e la Digos di Firenze lo avevano sorpreso a Montepulciano con un coltello a serramanico mentre manifestava «forti simpatie per il terrorismo islamico», trovando sul suo cellulare le prove di «un chiaro percorso di radicalizzazione attraverso il web», con numerose ricerche, tra cui «come raggiungere la Siria e anche come costruire una bomba». Il tunisino era arrivato persino a prestare giuramento su una piattaforma di messaggistica a un gruppo jihadista, per il quale il 15enne aveva poi tentato di reclutare altri islamisti. L'averlo mandato in comunità, però, non aveva fermato il processo di radicalizzazione, proseguito letteralmente il giorno successivo alla sua messa in prova.