Al vaglio i legami del tunisino in carcere a Firenze per terrorismo. Voleva sabotare "servizi pubblici essenziali"

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L'ultimo caso di radicalismo islamico riguarda un 15enne immigrato dalla Tunisia per il quale è stata disposta la custodia cautelare nell'istituto minorile di Firenze. Il giovanissimo è indagato per arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e la misura è arrivata dopo un precedente intervento giudiziario: già nell'ottobre 2025, per lo stesso reato, il ragazzo era stato collocato in comunità, misura poi revocata. Ma, leggendo l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari, emerge uno scenario inquietante: il ragazzo "essendosi già arruolato nel dicembre 2024 (aveva 13 anni ndr) prestando il relativo giuramento e detenendo all'interno del proprio cellulare materiali di propaganda e dell'ideologia e delle attività dello Stato islamico, nonché tentando a sua volta di ottenere che altre persone prestassero lo stesso giuramento, rinnova il suo giuramento all'associazione internazionale di matrice jihadista dedita al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo". Delineano poi la sua modalità d'azione che si esplica anche nell'interagire con profili pro-Daesh su TikTok ("Daesh" è un acronimo arabo comunemente riferito all'ISIS). C'è poi un'interazione in particolare che è quella con il profilo "Al-Sawarim Foudation" dove vengono fornite informazioni sul materiale esplosivo. Il 15enne ha inoltre dichiarato espressamente sul medesimo social di essere pronto (riferendosi alle esplosioni) e, con il suo interlocutore si era interessato per l'acquisto di un kalashnikov e qualche munizione. Nelle chat si sottolinea che "l'importante è che il luogo sia affollato per poter raccogliere il più grande numero di loro". Poi interagiscono sulla produzione di bombe molotov: "Vediamo il commerciante a quanto mette il kalashnikov e qualche munizione". E poi: "Dio gli conceda il successo in questo lavoro". Le conversazioni dell'indagato, che aveva a disposizione tre telefonini, sono state riportate nei loro passaggi più rilevanti: il minorenne dice "mi sto preparando come ben sai". L'altro risponde: "Esplosioni". Poi si spostano su Telegram e l'indagato aggiunge: "Se Dio lo permette ho con me una persona del Bangladesh". L'interlocutore gli chiede "ti fidi?", e lui "Sì, lo giuro su Dio, è una persona vittima di un'ingiustizia. E lo conosco da 7 mesi". Poi definiscono i dettagli: "Cerca di accelerare con il commerciante per riuscire a sapere quanti te ne mandiamo (presumibilmente soldi ndr). Così non tardi a compiere il lavoro". Poi sul mezzo per compiere l'attentato: "Non appena finisco con il commerciante preparo le molotov". Ma secondo l'amico "Il kalashnikov ti fa fare a meno di essa, non ne hai bisogno". Non può aver agito da solo, e le sue conversazioni ne sono un esempio lampante. Per questo sarà necessario far luce sulla rete su cui il quindicenne ha potuto contare: chi era il commerciante di cui parla? E chi l'uomo che gli forniva informazioni sulle armi? Chi sono i soggetti che cercava di reclutare? Tutti interrogativi che ci auguriamo siano chiariti con il prosieguo delle indagini.