Otto progetti su dieci non sono stati ancora conclusi. E ci sono ancora 4 miliardi da spendere. Peccato che la scadenza del Pnrr sia fissata tra poco meno di 40 giorni. Il 30 giugno, salvo proroghe, il progetto che arriva dall'Europa, ispirato ai concetti di “ripresa” e “resilienza”, sarà un ricordo. E, per la Sicilia, molto probabilmente anche un grande rimpianto. Un'enorme occasione mancata.
Lo ha certificato la Corte dei conti nel suo aggiornamento al monitoraggio sull'avanzamento della spesa. Una spesa potenzialmente enorme, in grado di migliorare sensibilmente l'isola: con quasi 5,8 miliardi, infatti, la Sicilia è la terza regione per stanziamento. Ma molti di quei soldi rischiano di tornare indietro.
Le somme sono gestite da diversi enti. Più della metà della fetta, in Sicilia, è appannaggio dei Comuni. Poco meno è gestito dalla Regione, il resto da Aziende sanitarie e ospedaliere. E i numeri non sono confortanti, da qualunque parte si guardino.
Dal report della Sezione Autonomie della Corte, infatti, salta subito il primo dato negativo. «Osservando nel dettaglio la distribuzione territoriale dei progetti, emerge un quadro disomogeneo che vede alcune Regioni concludere oltre il 50 per cento dei progetti attivati a fronte di altre Regioni, soprattutto nel Centro e nel Sud - ad eccezione del Trentino-Alto Adige (29%) - che non raggiungono il 40 per cento». E se tra le Regioni virtuose i magistrati indicano Valle D'Aosta, Lombardia e Piemonte, ecco che tra le peggiori spunta la Sicilia. La peggiore in assoluto, a dire il vero, col 22,4 per cento soltanto di progetti realizzati. Staccata di oltre sette punti percentuali dalla penultima, cioè la Puglia, ferma comunque alla soglia del 30 per cento (29,6 per cento). Nello specifico: in Sicilia devono essere portati a termine oltre 9.300 progetti sui circa 12mila previsti dal Piano.










