L’Europa ha adempiuto alla sua parte finanziaria, ma la macchina burocratica ed esecutiva della penisola mostra profonde crepe proprio nelle sue articolazioni locali. È questa la fotografia nitida e preoccupante scattata dall’ultimo Referto della Corte dei Conti sullo stato di attuazione dei progetti finanziati con le risorse del Pnrr e del Pnc, affidati agli enti territoriali in qualità di soggetti attuatori. Se da un lato il monitoraggio macroeconomico certifica l’efficacia dei flussi finanziari in entrata da Bruxelles, dall’altro la traduzione pratica di queste risorse in opere pubbliche concrete e concluse viaggia a ritmi drammaticamente asimmetrici, penalizzando in particolar modo le amministrazioni del Mezzogiorno e del Centro Italia.

Il paradosso dei numeri: miliardi incassati e opere incompiute

I magistrati contabili mettono in luce un divario evidente tra i traguardi formali e la realtà dei cantieri. La discrasia tra l’avanzamento procedurale dei progetti e la loro effettiva realizzazione materiale e finanziaria emerge con chiarezza dalle valutazioni contenute nella prima sezione dell’analisi della magistratura contabile.

“Da un lato l’Italia ha conseguito risultati significativi, con un trasferimento di risorse, da parte della Commissione europea, di 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% della dotazione complessiva del Piano, a fronte di 366 traguardi e obiettivi su 575 considerati raggiunti. Dall’altro lato, l’avanzamento procedurale dei progetti nei territori non si traduce sempre in quello finanziario e materiale degli interventi”.