Il motore del Pnrr procede a strappi lungo un doppio binario: quello delle risorse formalmente assegnate e quello, assai più accidentato, della loro traduzione concreta nei vari territori. La fotografia scattata dalla Corte dei Conti restituisce l’immagine di un Paese che ha ottenuto dall’Europa oltre 153 miliardi di euro, pari al 79% della dotazione complessiva del Piano, ma che fatica ancora, a poco più di un mese dalla scadenza, a trasformare la massa finanziaria in cantieri conclusi, servizi funzionanti, opere visibili. E nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, il divario assume i contorni di una questione sociale.I DATI CALABRESI
La regione si colloca infatti tra quelle con il minore avanzamento dei progetti. Alla data del 13 febbraio 2026 la percentuale degli interventi completati si ferma al 33,9%, molto lontana dalle regioni del Nord che superano il 50%.
Ancora più eloquente è il dato relativo ai pagamenti: la Calabria si ferma al 29% rispetto al valore complessivo degli investimenti. Significa che una parte consistente delle opere esiste ancora soltanto nelle procedure amministrative, nei cronoprogrammi, nelle piattaforme digitali della macchina pubblica.
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