Corte dei ContiGli enti territoriali hanno speso 21,4 miliardi ma ne hanno ricevuti finora solo 15,3. A febbraio balzo dei progetti conclusi (42%), ritardi da sei mesi a due anni per il 13% degli interventidi Gianni Trovati22 maggio 2026Regioni, Province, Comuni e amministrazioni sanitarie hanno anticipato 6,1 miliardi di pagamenti per i progetti del Pnrr, nell’attesa del riconoscimento dei fondi da parte dei ministeri titolari degli interventi. All’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno, la quota di progetti conclusi vive un balzo, al 42% di metà febbraio dal 2% registrato solo sei mesi prima, ma resta lontana dal traguardo. E, soprattutto, si allarga la forbice fra il tasso di raggiungimento degli obiettivi certificato dalle verifiche europee, che con l’arrivo della nona rata atteso a breve avrà accreditato all’Italia l’85,4% del finanziamento complessivo del Piano, e il grado di avanzamento anche a metà finanziario registrato dai monitoraggi ufficiali, che per ora non va oltre il 44 per cento.Il divario tra i target rispettati e i progetti conclusiNel suo nuovo Referto sullo stato di attuazione dei progetti degli enti territoriali finanziati dal Pnrr e dal Piano nazionale complementare (delibera 11/2026 della sezione Autonomie, diffusa ieri), la Corte dei conti affonda il bisturi dell’analisi in una delle contraddizioni (almeno apparenti) più critiche nel quadro dell’avanzamento del Piano, generata dalla distanza fra i dati sul rispetto di milestones e target che procede senza intoppi e una quota di progetti conclusi e pagamenti effettuati che invece continua a rimanere molto più modesta. I mesi a disposizione per chiudere questa forbice sono sempre meno.Qualche chiarimento è d’obbligo. Nel Referto pubblicato ieri, monumentale come da tradizione con le sue analisi di dettaglio e i focus settoriali che infittiscono di dati e tabelle le 271 pagine del documento, la Corte utilizza dati aggiornati al 13 febbraio scorso. La fonte delle informazioni è come sempre il ReGis, il censimento telematico della Ragioneria generale che come sanno gli addetti ai lavori non è sempre alimentato tempestivamente (eufemismo) dai soggetti attuatori degli interventi, al punto che l’ultimo decreto Pnrr ha appesantito obblighi e sanzioni con effetti che si dovrebbero vedere dai prossimi rilasci (la prima scadenza a regime per l’aggiornamento mensile obbligatorio è di 12 giorni fa).Solo il 42,1% conclusi tra gli enti territorialiDetto questo, però, i numeri gridano. E anche nel campo specifico degli enti territoriali, campo ampio con i suoi 122.092 progetti finanziati con oltre 48,5 miliardi Pnrr distribuiti fra 8.382 amministrazioni, mostrano che a metà febbraio il timbro della conclusione era stato messo solo su 51.390 interventi, il 42,1% del totale; e che a correre sono stati soprattutto le iniziative più leggere sul piano finanziario, che infatti hanno assorbito non più di 3,7 miliardi (il 7,6% dei fondi assegnati agli enti territoriali). La partita rimane aperta, perché gli investimenti con ritardi evidenti e compresi fra i sei mesi e i due anni sono il 13%: ma i dati sul punto sono incompleti, e il tempo di gioco residuo è poco.Il Pnrr, spiega la filosofia alla base del Recovery, è “performance based”, e quindi fonda le proprie verifiche sul raggiungimento degli obiettivi e non sulla quota di pagamenti effettuati. Ma è difficile immaginare che le risorse collegate alle diverse misure siano state potentemente sovrastimate all’inizio, o che target e milestones vengano sempre rispettati con risparmi multimiliardari rispetto alle risorse assegnate. Il dato dei pagamenti effettivi, avverte quindi la Corte, “non assume soltanto rilievo contabile, ma costituisce un indicatore indiretto della distanza tra avanzamento amministrativo, completamento fisico e reale capacità di trasformare le risorse in opere, servizi e benefici effettivi per i territori”.
Pnrr, da Regioni ed enti locali anticipi per 6,1 miliardi
Gli enti territoriali hanno speso 21,4 miliardi ma ne hanno ricevuti finora solo 15,3. A febbraio balzo dei progetti conclusi (42%), ritardi da sei mesi a due anni per il 13% degli interventi








