“Dopo le elezioni, prima non si sposta niente, neanche un temperamatite da una scrivania all’altra”. Il tagliando dirigenziale può attendere, ancora per poco però. Giusto il tempo di archiviare il prossimo turno amministrativo che, salvo imprevedibili scossoni, non dovrebbe incidere più di tanto sugli attuali equilibri politici regionali, sempre più a trazione forzista, come dimostra anche il successo del recente congresso nazional-regionale di Fi. Che ha una firma e un regista: Ionà Emanuele.
L’ascesa di Ionà e gli equilibri azzurri
“Ionotto (da giovanotto) è in fortissima ascesa, sarà difficile trattenerlo in consiglio regionale, molto più naturale candidarlo per Roma”, ripetono a mò di mantra gli analisti di cose azzurre. Ad ogni buon fine, è pure difficile dire se rimpastino di giunta e rimpastone dei reggenti dipartimentali andranno a braccetto. In teoria sono due fasi autonome, nella pratica politica no.
Il peso del voto e i “monarchi” burocratici
Perché se un assessore, o un qualche consigliere regionale interessato all’architettura della Cittadella, uscirà forte dal test politico del 24 e 25 maggio avrà maggiore agio a chiedere la testa di qualche sedicente monarca burocratico; soprattutto di quelli che, in perfetta aderenza alla logica dei palloni gonfiati, dicono in giro di essere più forti dei rispettivi assessori e di non temere nulla.










