Qualcosa cambia in meglio, altro in peggio, fenomeni contrastanti e una trasformazione sociale - accelerata dai social - che non pare avere all’orizzonte un approdo di un qualche significato. Il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese attraversa l’Italia, con la consueta cura, indagando fenomeni e provando a dare spiegazioni a differenze e peculiarità. La demografia Il paese invecchia, fa sempre meno figli (e più tardi), con un numero sempre maggiore di famiglie ma solo perché aumentano quelle con un solo componente (il 37,1% sono composte di una sola persona mentre i figli unici sono saliti a 8,2 milioni) e un andamento demografico non uniforme sul territorio nazionale. Nel 2025, la popolazione è stabile al Centro e in aumento al Nord, mentre diminuisce al Sud e nelle Isole. Le aree interne dove vive oltre un quinto della popolazione, mostrano un crescente processo di marginalizzazione e perdono popolazione, specialmente quelle del Mezzogiorno.

Generali, utile a 1,17 miliardi (-2,2%): risultato operativo +8,1%E perchè quelle del Mezzogiorno di più? Lo spopolamento non riguarda solo le aree interne del Sud: è un fenomeno che ha le stesse caratteristiche nei paesi alpini, nell’appennino tosco-emiliano, ma nel Mezzogiorno ha un acceleratore dovuto a due cause. Nelle regioni meridionali la struttura urbana, dove oggi si concentrano gran parte dei fenomeno propulsivi dell’economia della conoscenza (come dimostra il caso Napoli con l’hi tech, il farmaceutico e l’industria aerospaziale) è concentrata in sole quattro aree metropolitane (Napoli, Bari, Palermo e Catania) mentre nel Nord del Paese il policentrismo compensa positivamente l'arretramento della montagna; dall’altro lo scarso appeal anche verso i fenomeni di immigrazione (dall’estero e dall’interno). La debolezza delle aree interne, sia demografica, sia dei servizi che stanno sparendo, ha causato nel 2023 - spiega l’Istat - tra l’altro che «gli individui con meno di 75 anni che risiedono nelle aree interne, rispetto a coloro che vivono nelle aree centrali, presentano tassi di ospedalizzazione più elevati, un minore ricorso alle prestazioni ambulatoriali e una maggiore propensione a spostarsi fuori regione per le cure ospedaliere, nonché tassi di mortalità evitabile più alti, soprattutto nel Mezzogiorno». La sanità differente Le differenze osservate - continua l’istituto di statistica che quest’anno celebra i 100 anni della sua fondazione - «riflettono anche disuguaglianze strutturali nell’offerta sanitaria territoriale». Il finanziamento effettivo del Servizio Sanitario Nazionale (131,3 miliardi nel 2023 e 136,7 miliardi nel 2024) presenta differenze regionali significative. Regioni con alta prevalenza di cronicità, come Calabria e Basilicata, ricevono finanziamenti pro capite inferiori alla media e situazioni analoghe si riscontrano nella spesa socio assistenziale dei Comuni, che nel 2023 si attesta a 76 euro per abitante del Sud contro i 177 euro del Nord-est. L'economia Nel 2025 il Pil reale italiano supera i livelli del 2007 di appena l'1,9 per cento, una performance strutturalmente inferiore a quella di Francia, Germania e Spagna (cresciute in media di quasi il 20 per cento). Il valore dell'export di beni è aumentato di oltre il 60% tra 2007 e 2025, come in Francia e Germania nonostante la maggiore esposizione alla concorrenza delle economie emergenti, compensando la perdita di terreno delle produzioni a bassa tecnologia con la crescita qualitativa e i progressi in altri ambiti, in particolare nell’agroindustria e nella farmaceutica. Il Mef lancia il nuovo Btp Italia Sì, il titolo che protegge dall’inflazionell tessuto produttivo evidenzia un consolidamento dimensionale, con l’aumento della quota di fatturato delle imprese con almeno 250 addetti (dal 29,1 al 36,1% del totale). Parallelamente all'invecchiamento degli occupati, si osserva un innalzamento dei livelli di istruzione: tra il 2007 e il 2024 la quota di laureati è passata dal 16 al 26 per cento, uguagliando quella dei lavoratori in possesso della sola licenza media. Non è invece cresciuta in misura analoga la domanda di professioni specialistiche e tecniche (tra il 2011 e il 2024 solo 2 punti percentuali, contro 5-6 punti in Francia, Germania e Spagna). L'attività innovativa segna un'accelerazione nell'adozione di tecnologie digitali, con l'uso dell'intelligenza artificiale triplicato tra il 2023 e il 2025, ma sconta un deficit strutturale di specialisti ICT. I social Nel 2024 il 95,3 per cento degli utenti di Internet di 11 anni e più ha utilizzato i social media almeno una volta, e l’81,8 per cento lo ha fatto quotidianamente. Il 5,0 per cento degli utenti di Internet di 11 anni e più presenta un profilo di utilizzo “problematico” dei social media, avendo sperimentato comportamenti disfunzionali. Il fenomeno è nettamente più diffuso tra i giovani: 11,1 per cento tra i 15-17 anni e 10,5 per cento tra i 18-24 anni. Il divario di genere è particolarmente accentuato tra gli adolescenti: tra i 15-17enni il 15,5 per cento delle ragazze presenta un “uso problematico”, contro il 7,0 per cento dei coetanei maschi.