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Ultimo aggiornamento: 13:26

Il nuovo rapporto Bes sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat fotografa un Paese in cui il benessere è a macchia di leopardo. Dei 137 indicatori analizzati, poco più di un terzo (34,3%) mostra un progresso significativo rispetto all’anno precedente, mentre un quarto peggiora e quasi il 40% resta fermo. Nel lavoro migliorano 7 indicatori su 13 ma 5 vanno indietro, nella qualità dei servizi il bilancio è perfettamente diviso, istruzione e formazione crescono solo nella metà dei casi. Sicurezza e politica e istituzioni sono invece le aree con più segnali negativi. Nel lungo periodo, però, il quadro sembra più incoraggiante: oltre metà degli indicatori ha una tendenza positiva, mentre solo 16 mostrano un arretramento strutturale.

La geografia del benessere conferma divari profondi. In tutte le regioni del Nord e del Centro – con l’unica eccezione del Lazio – almeno il 60% degli indicatori registra livelli migliori della media nazionale, con picchi oltre il 70% nelle province di Trento e Bolzano, in Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Nel Mezzogiorno avviene l’opposto: in Campania e Puglia più di sette indicatori su dieci segnano valori peggiori del dato Italia.