L’Italia è un paese che tira a campare. Gioca in difesa. Resiste, ma senza guardare avanti. Perché mancano le politiche, la capacità e la spinta a investire sul futuro in modo sistematico. Senza una visione a lungo termine, l’Italia cresce a passi piccoli e incerti e arranca dribblando a fatica in uno scenario geoeconomico globale sempre più ostile. Per tutti.

Il Rapporto annuale 2026 dell’Istituto nazionale di statistica, presentato questa mattina a Roma alla Camera dei Deputati e alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dipinge un paese attanagliato da profondi cambiamenti demografici, disuguaglianze territoriali e sociali persistenti e da un mercato del lavoro che fatica a valorizzare appieno il capitale umano, soprattutto quello giovane e femminile.

Con l’andamento dei principali indicatori di produttività che «non mostra ancora il cambio di passo necessario a rafforzare le prospettive di crescita dell’economia italiana». Le dinamiche documentate – scrive l’Istat – prefigurano «sfide rilevanti per la sostenibilità economica e sociale e richiedono politiche integrate in grado di sostenere la natalità, l’occupazione e l’accesso equo ai servizi».

Politiche inclusive che dove sono state attuate hanno portato a un cambio di rotta positivo. Che in Italia non c’è stato perché non sono all’ordine del giorno del governo Meloni le politiche a sostegno di una tale virata. Il confronto con le altre maggiori economie europee è impietoso e lo è soprattutto con la Spagna del socialista Pedro Sanchez.