Era talmente innamorata di Capo Mannu che anni fa aveva deciso di tatuarsi le due parole sul braccio. «Il suo desiderio era quello di riposare per sempre qui, nel “suo” mare, quel paradiso che amava tanto e dove trascorreva le vacanze da 50 anni, il nostro posto del cuore. Mia moglie me lo ripeteva sempre e io non posso non fare ciò che mi diceva ogni volta che vedeva quella spiaggia: la farò cremare e spargerò le sue ceneri a Capo Mannu».
Parla a fatica Carlo Sommacal, che attende il rientro in Italia, dalle Maldive, della moglie, la biologa marina e docente universitaria Monica Montefalcone, e della figlia Giorgia, rimaste intrappolate in una grotta sommersa nell'atollo di Vaavu.
Il legame con il Sinis
Carlo Sommacal, raggiunto telefonicamente, racconta il legame che sua moglie Monica, esperta subacquea e responsabile di alcuni dei progetti più importanti per la salvaguardia degli ambienti marini, aveva con le borgate di San Vero Milis. Alterna momenti di pausa in cui piange ad altri in cui riprende a parlare di lei in un momento così tragico. «Monica era talmente innamorata di Mandriola e Capo Mannu che, da un paio d'anni, diceva che, una volta andata in pensione, si sarebbe trasferita lì in via definitiva. Diceva poi che avrebbe voluto riposare per sempre in mare dopo la cremazione, nonostante fosse cattolica. E così sarà. Quando saranno terminate tutte le pratiche burocratiche».













