A Pegli l’attesa dei corpi di Monica Montefalcone e della figlia, recuperati nella grotta delle Maldive. Carlo Sommacal: «Vorrei spargere le ceneri di Monica a Capo Mannu, il nostro posto del cuore»

Il postino sale fin sulla collina di Pegli con un fascio di telegrammi in mano. Quando arriva alla porta dei Sommacal, anche lui non trova parole: abbraccia Carlo. In quella casa ormai non entra più nessuno senza stringerlo forte: i vicini, gli amici di Matteo, che domani compie 20 anni, e Federico Colombo, il fidanzato di Giorgia. Lui continua a ingannare il dolore scrivendole su WhatsApp anche se sa che non risponderà. Dentro non si aspetta più un miracolo, ma una telefonata che annunci una data, l’arrivo a Malpensa di un aereo da Malé, l’ultimo saluto nella chiesa di Monica Montefalcone e della figlia Giorgia. Anche lei, mercoledì, è stata sottratta alla grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, dove era morta con la madre. Carlo da giorni prova a tenere insieme ciò che resta della sua famiglia: «Non posso crollare ora. Matteo e Federico hanno bisogno di me». Fuma, risponde, protegge. Come se anche il dolore degli altri venisse prima del suo. La casa è diventata un approdo: si sale fin lì, si abbassa la voce, si resta dentro un silenzio irreale. «Cosa mai vuoi dire per consolare un padre e un figlio che hanno perso tutto così?», dice una vicina.APPROFONDISCI CON IL PODCAST«Le mando ancora il buongiorno e la buonanotte, le racconto la mia giornata», sospira Federico. Smettere, per lui, sarebbe perderla un’altra volta. «Ieri le ho scritto: ciao amore, sono a casa di Matte, dove sei?». Poi guarda il telefono e piange: «Da quel maledetto giovedì la spunta su WhatsApp è una sola, manca la seconda della consegna. E fa male». È lì, in quella mancata doppia spunta, che l’assenza gli si materializza davanti agli occhi. «Quando Carlo mi ha detto che Giorgia era stata riportata a terra, mi è crollato il mondo. Io sono credente e pregavo che avessero trovato una via di fuga, un rifugio su un’isola deserta, senza cellulare, in attesa dei soccorsi». Per giorni è rimasta l’ultima illusione. «Era quasi impossibile, lo so. Però avevo quella speranza». Resta un pensiero: «Mi conforta l’idea che avranno il saluto che si meritano e io avrò una tomba dove poter mettere un fiore e piangere. Non avrei sopportato che rimanessero lì sotto, lontane».A mancargli non sono le grandi cose. «Non i viaggi, non tutto il resto. Mi mancano i piccoli gesti. Giorgia veniva da me al pomeriggio a prendere un caffè mentre lavoravo. Poteva berselo a casa, invece scendeva solo per vedermi». Federico prega molto. «Dio me l’ha lasciata solo tre anni — dice —, però per me è stata tutta la vita. Mi manca il suo sorriso, il suo profumo». Gli manca quella voce che lo spronava: «Era l’unica persona, a parte la mia famiglia, che credeva in me come nessun altro. Mi diceva: Fede, sei in grado di fare qualsiasi cosa. E con lei riuscivo a fare davvero qualsiasi cosa».Carlo si fa carico di consolare anche questo dolore. È padre, marito, argine. Deve reggere Matteo, accogliere Federico, difendere Monica e Giorgia. «Sono stufo di insinuazioni, basta. Penso solo a quando atterreranno — dice —, ma ci vorranno diversi giorni perché dovranno prima eseguire le autopsie». Poi guarda oltre: «Dopo esaudirò le volontà di Monica: la farò cremare e spargerò le sue ceneri a Capo Mannu, il nostro posto del cuore, dove trascorrevamo estati felici».