di

Alessio Ribaudo

«Sapere che l’hanno ritrovata mi fa stare, non dico bene, ma meno peggio», ma poi aggiunge: «Ho paura che mi possa venire un infarto davanti ai loro corpi. Spero che mio suocero abbia questa forza di farlo»

DAL NOSTRO INVIATOGENOVA «Io continuo a parlarne al presente perché non riesco ancora a realizzare che Monica non ci sia più». Carlo Sommacal ha appena saputo che i sommozzatori hanno riportato in superficie il corpo della moglie, Monica Montefalcone, la docente dell’Università di Genova morta nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Non c’è ancora l’ufficialità del riconoscimento, ma la comunicazione arrivata alla famiglia lascia ormai poco spazio alla speranza.«Ancora non c’è l’ufficialità. Però mi hanno avvertito che, dalle fattezze fisiche e per esclusione, dovrebbe essere proprio mia moglie Monica Montefalcone la donna recuperata oggi», racconta con un filo di voce Carlo Sommacal. «Mi hanno detto che domani riporteranno su anche Muriel e mia figlia Giorgia». È una notizia che non consola, ma cambia il dolore. Gli dà un luogo, un corpo, una tomba. «Avrò così due tombe su cui piangere e portare dei fiori». Poi Sommacal si ferma, come se anche solo pronunciare quelle parole fosse troppo. «Le voglio ricordare con quel sorriso radioso che mi riscalda il cuore». Da giorni va avanti per Matteo, il figlio di vent’anni. Ora teme il momento più duro, quello del riconoscimento. «Ho paura che mi possa venire un infarto davanti ai loro corpi e che mio figlio possa restare da solo per tutta la vita. Spero che mio suocero abbia questa forza di farlo». Eppure il recupero di Monica gli toglie almeno una parte dell’angoscia: «Sapere che l’hanno ritrovata mi fa stare, non dico bene, ma meno peggio».