Arrivato con mesi di ritardo, il piano strategico di Stellantis non ha nulla di nuovo. Conferma, anzi, la tendenza del gruppo presieduto da John Elkann a concentrarsi solo sugli Stati Uniti, lasciando all’Europa un ruolo marginale. E all’Italia, dove l’ex Fiat è nata e pasciuta con sussidi statali, neanche quello.

Dall’Investor day di Detroit, la capitale dell’auto statunitense, l’amministratore delegato Antonio Filosa ha annunciato 60 miliardi di investimenti entro il 2030, 60 nuovi modelli in arrivo e 50 aggiornamenti di prodotto per accelerare la crescita e i profitti. L’obiettivo è una riduzione dei costi annuali di 6 miliardi di euro entro il 2028 e un flusso di cassa positivo entro il 2027. Il piano completo, che per Elkann è «ambizioso ma realistico», sarà pubblicato a dicembre ma le direttrici sono chiare: alleanze con le società cinesi per colmare il ritardo sull’elettrico, grandi investimenti negli Usa e negli stabilimenti spagnoli e francesi, i resti all’Italia. In Europa la capacità di produzione sarà ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti in Francia e Spagna. Negli Stati Uniti, al contrario, l’incremento di produzione dovrebbe migliorare il tasso di saturazione all’80% nel 2030. Per questo sono stati destinati lì il 60% degli investimenti programmati. Progetti anche in Asia Occidentale e in Africa.