«La prima impressione è che questa volta gli israeliani siano stati assai più violenti che in passato. Ho parlato con molti compagni, e devo dire che tanti di loro erano parecchio malconci dal punto di vista fisico. Non conosco il numero esatto dei feriti, ma posso assicurarvi che quasi tutti hanno riportato dei danni fisici». Gorkem Duru è uno degli attivisti turchi che ieri hanno accolto all’aeroporto di Istanbul i prigionieri Global Sumud Flotilla che erano stati sequestrati, tra lunedì e martedì, in piene acque internazionali, dalle forze militari israeliane. Le prime immagini – girate nell’area vip dello scalo internazionale turco – li mostrano con ancora indosso le divise grigie del famigerato carcere di Ketziot, l’immensa struttura di detenzione dove i membri della spedizione umanitaria erano stati deportati nel pomeriggio di mercoledì, prima di essere accompagnati all’aeroporto Ramon di Elat e caricati su tre voli della Turkish Airlines. Ad attenderli a Istanbul, una piccola folla di attivisti e diversi reporter provenienti da tutto il mondo. Molti ex prigionieri sono apparsi decisamente provati, alcuni camminavano con fatica, toccandosi gli arti o zoppicando – evidentemente, in seguito ai tanti maltrattamenti subiti durante la detenzione.