Picchiati, vessati, umiliati. I racconti degli attivisti della Flotilla sono pressoché identici. Dopo le violenze, l’espulsione dallo Stato ebraico. Ma circa 50 membri della missione umanitaria sono rimasti a Istanbul, ricoverati in ospedale per le lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Tra di loro ci sarebbe anche un italiano. "Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute - spiega la portavoce italiana, Maria Elena Delia - ci riferiscono che in tanti hanno ripotato lesioni serie e alcuni sono sotto shock”.Intanto la procura di Roma, che sta indagando anche sull’ultimo abbordaggio in acque internazionali della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona starebbe valutando di contestare altri reati, tra cui tortura e violenza sessuale. I magistrati di piazzale Clodio hanno acquisito il video del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati, testa sul pavimento e fascette ai polsi. E sono già stati ascoltati i primi attivisti rientrati ieri (21 maggio), tra cui il deputato del M5s Dario Carotenuto.Mentre continua la discussione in sede europea sull’opportunità di sanzionare Ben Gvir, arriva la condanna di Bruxelles che, tramite il portavoce della Commissione Anouar El Anouni, definisce “degradante e sbagliato” il trattamento riservato agli attivisti, e la condotta del ministro “indegna di chiunque ricopra una carica in una democrazia. "Ogni persona detenuta deve essere trattata con sicurezza, dignità e in conformità al diritto internazionale", prosegue il portavoce, chiedendo per conto dell'Ue al governo israeliano di "garantire la protezione e un trattamento dignitoso di questi attivisti, compresi diversi cittadini dell'Ue", e il "rilascio rapido di tutti i detenuti”.Emergono poi nuovi particolari delle ore passate sotto detenzione israeliana. "Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo - raccontano Dario Salvetti e Antonella Bundu in conferenza stampa questa mattina -. Non è un termine che usiamo con leggerezza, ma dal momento in cui una persona ti punta un mitra e ti sequestra portandoti in un luogo in cui non hai nessun diritto. In un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso pallini”.
Una cinquantina di attivisti della Flotilla ricoverati a Istanbul, tra loro anche un italiano. E la procura di Roma valuta i reati di tortura e violenza sessuale
"Stiamo cercando di avere notizie sulle sue condizioni di salute - spiega la portavoce italiana Maria Elena Delia -. In tanti hanno ripotato lesioni serie e alc










