Torre Annunziata. Per 50 anni è stato il simbolo del potere criminale del clan Gionta, ora sta andando giù un po’ alla volta. Procede velocemente e senza intoppi, dopo due settimane dall’avvio del cantiere, la demolizione di palazzo Fienga. A ora di pranzo, sotto un sole assolato, solo una pattuglia dei vigili urbani che presidia l’ingresso mentre le divise del genio guastatori dell’esercito sono impegnati nell’area off limits. Un caterpillar rosicchia, un po’ alla volta, l’ex roccaforte del clan mentre viene gettata acqua sui detriti. Sta andando giù davvero. E sarebbe felice eccome Giancarlo Siani, il giovane cronista del Mattino, che pagò con la vita il suo coraggio.

Attorno finestre chiuse e strade deserte: nessuno, ancora oggi, ha voglia di commentare il crollo definitivo. E la cittadina stessa, che mostra ancora i palazzi bombardati durante la seconda guerra mondiale, non riesce a togliersi di dosso certe ombre. O non vuole, in molti casi. Mentre tra qualche giorno saranno effettive le dimissioni del sindaco dopo una polemica durissima con il procuratore Nunzio Fragliasso proprio durante la cerimonia per aprire il cantiere di palazzo Fienga.Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso: «La città resta infestata dalla camorra»«Troppe ombre», ha chiarito il procuratore di Torre Annunziata prima in pubblico davanti ai ministri Piantedosi e Salvini due settimane fa e poi qualche giorno dopo in commissione Antimafia quando ha dettagliato proprio quelle ombre in un’audizione secretata. Le ombre, già. A cominciare anche dal nome che avrà il nuovo spazio. Intitolarlo a Siani secondo Fragliasso ed il procuratore nazionale Antimafia Melillo mentre l’amministrazione punta su una più generica «piazza della legalità» che vuol dire tutto o niente. Ma a volte la forma è anche sostanza per i magistrati che nell’intitolazione al giovane cronista vedono il vero segno di riscatto. Senza contare il cantiere stesso: per la prima volta in Italia un bene confiscato alle mafie si decide di raderlo al suolo per darne un segno tangibile e duraturo. Non poco se l’immobile è rimasto libero e sgombro per 15 anni in attesa del da farsi. Poi la scelta netta: vada tutto giù anche se non si può usare la più semplice dinamite in questo groviglio di strade. E per evitare altri intoppi e ritardi c’è un commissario straordinario nominato dal governo (Fabio Priolo) che gestirà i 12 milioni di fondi statali messi a disposizione. «I lavori procedono, come ci siamo prefissati sin dall’inizio con i ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini. D’altronde, la demolizione di Palazzo Fienga, un tempo roccaforte del clan Gionta, rappresenta un progetto di altissimo valore simbolico: un punto sul quale siamo stati d’accordo già nella fase di avvio con il procuratore nazionale Giovanni Melillo e con i capi delle procure di Napoli e Torre Annunziata, Nicola Gratteri e Nunzio Fragliasso», evidenzia il prefetto Nicola di Bari. Poi aggiunge: «I lavori di demolizione del manufatto si concluderanno secondo i tempi stabiliti: il commissario straordinario, Giuseppe Priolo, ha promosso tutte le iniziative necessarie. È stata inoltre sottoscritta, allo scopo di affrettare i tempi, una convenzione tra l’Agenzia del demanio, guidata da Alessandra Dal Verme, e il comando territoriale Sud dell’Esercito Italiano, agli ordini del generale Andrea Di Stasio». «Si tratta - spiega proprio il commissario Priolo - di un intervento complesso con strutture immobiliari di notevole e variegata consistenza, poste nel cuore del centro urbano, a contatto con molteplici edifici pubblici e privati, a ridosso di vie e vicoli stretti, in alcuni punti angusti, ma molto frequentati e percorsi giornalmente da passanti e residenti». Poi aggiunge: «Le difficoltà, gli imprevisti sono all’ordine del giorno ma finora sono stati risolti, grazie alla collaborazione di tutti. In primis gli operatori del Genio Militare dell’Esercito, eccezionali, e i tecnici dell’Agenzia del Demanio, assolutamente professionali, che rappresentano i due pilastri principali dell’operazione, unitamente a tutte le altre componenti della squadra messa in campo».Sterpaglie e sacchetti dei rifiuti in fiamme sull'asse Mediano nel tratto di FrattamaggioreCon l’obiettivo di correre veloci: «Abbiamo indicato il 30 settembre quale data di ultimazione della demolizione e approvazione del progetto esecutivo per la riqualificazione urbana. Cercheremo di anticipare ove possibile, ma, auspicabilmente, di non posticipare» aggiunge Priolo che ha come compito prioritario anche quello «di cercare con le nostre azioni di innalzare di rafforzare la fiducia e la credibilità delle istituzioni nel rapporto con i cittadini». Che sembrano apprezzare, come se il vento sia ormai cambiato. «Finora - conclude Priolo - non ho avvertito né ostilità, né contrapposizioni da parte dei residenti. Anzi in qualche caso c’è stata disponibilità a collaborare, come avvenuto per la messa a disposizione di qualche area privata necessaria per la movimentazione dei mezzi».