In un'edizione, la 79esimaa del Festival di Cannes, di livello medio alto ma forse senza un grande capolavoro, c'è un film che mette d'accordo un po' tutti ed é 'All of a Sudden' del regista giapponese Ryūsuke Hamaguchi. Tra le teste di serie troviamo anche: 'Fatherland' di Pawel Pawlikowski, 'Minotaur' di Andrey Zvyagintsev, 'Paper Tiger' di James Gray e, infine, molto sostenuto dai francesi 'Notre salut' di Emmanuel Marre. Tra le sorprese ci potrebbe essere 'Hope' di Na Hong-jin, ma in questo sono solo un po' di parte.
Intanto Hamaguchi: nel suo film ci sono capitalismo, fragilità umana, declino demografico, fine vita in un mondo a sua volta votato all'autodistruzione. E questo sullo sfondo di un'amicizia filosofica, colta e tenera tra due donne intellettuali: Virginie Efira (potrebbe correre per la Palma), direttrice di una casa di cura nella periferia di Parigi e Tao Okamoto, regista teatrale giapponese, molto filosofa e devota al metodo Basaglia.
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Ma il film forse più potente e che potrebbe avvalersi anche del sostegno politico anti-Putin da parte della giuria è 'Minotaur' con protagonista un omicidio cruento sullo sfondo della Russia corrotta e violenta di oggi. Un bel thriller dallo stile austero e dal passo lento. Zvyagintsev dimostra che tutto è possibile in Russia se sei un potente, anche buttare un cadavere dal balcone di casa. La protagonista, Iris Lebedeva, è così bella che ti dimentichi poi che è anche brava.














