Poche cose, in un Festival, emozionano come i sorpassi. Quando un autore spagnolo quarantaquattrenne, nella stessa giornata di concorso cannese, “sorpassa” due beniamini storici della Croisette come l’americano indie James Gray con Scarlett Johansson e Adam Gray nel cast – il film è Paper Tiger – ma anche il Maestro nipponico Hikorazu Kore-eda (Palma d’oro nel 2018) di Sheep in the box, il batticuore è garantito.

Da spettatore, nessuno di noi è davvero imparziale. Rodrigo Sorogoyen appartiene a quella categoria di cineasti su cui scommetti perché in pochi anni di attività hanno sorpassato puntualmente sé stessi. Mai in competizione nei grandi Festival europei, da novellino premiato solo in Spagna per il grande schermo, tra due gioielli come Che Dio ci perdoni (2016) e As bestas (2022) è cresciuto a dismisura. Cosa piuttosto incredibile, è diventato una “grande firma” con una serie tv, Dieci Capodanni, diventata di culto. Tanto per dire che la serialità d’autore non mortifica il cinema.

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El ser querido (The Beloved, titolo internazionale che in Italia sarà distribuito da Movies Inspired), in concorso, laurea un nuovo “imprescindibile” del cinema mondiale. Merito anche di un immenso Javier Bardem, che può aspirare alla sua seconda Palma da interprete dopo Biutiful di Iñárritu (ex aequo con Elio Germano, mi piace ricordare) e della coprotagonista Victoria Luengo, non casualmente valorizzata qui anche da Pedro Almodòvar nel suo Amarga Navidad, in gara il 19.