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Sembrava possibile ma alla fine l’epilogo ha detto il contrario: il Messina ci ha provato ma a Ragusa è sbattuto contro il muro issato dagli iblei, non solo dalla limitata costruzione offensiva ma anche da quel pizzico di buona sorte che di solito premia chi ci crede di più. Secondo molti tifosi giallorossi, l’Acr per salvarsi non doveva proprio arrivarci allo stadio “Campo”, non doveva correre il rischio di giocarsi tutto in un delicatissimo playout. Né lì e neppure altrove.
C’erano le condizioni per arrivare al traguardo prima, specie dopo un girone d’andata clamoroso attraverso il quale era stata annullata la penalizzazione di 14 punti. Ma una serie di scelte scellerate hanno vanificato tutto: sul mercato, coi cambi ripetuti in panchina, con le scosse dirigenziali. Qualcosa strada facendo si è inceppata, anche se la volontà della squadra di arrivare all’obiettivo, dopo tanti sacrifici, non può oggettivamente essere messa in discussione: i valori dell’organico erano quelli, alla fine sul campo la squadra (senza -14) si sarebbe salvata. Semmai andava ritoccata diversamente, soprattutto in mediana. Con quegli innesti alla portata ma che non sono stati completati. Preferendo altre, meno indicate, scommesse.














