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È una squadra che può segnare una nuova generazione di tifosi perché vince e diverte più di quanto non avesse fatto negli anni precedenti: un passo alla volta, sempre più in alto. Siccome il segno che viene impresso riguarda soprattutto la Gen Z, i ragazzi nati e cresciuti in questo Millennio che l’epopea del grande Catanzaro l’hanno solo ascoltata dai genitori o vista attraverso Youtube, si può tranquillamente prendere in prestito una parola dal loro slang per definire il modo in cui i giallorossi hanno fatto la partita contro il Palermo: aura. Cioè carattere, personalità, un’energia particolare, magnetica, che davvero sembrava avere qualcosa in comune con la magia e che per questo ha esaltato tecnica, tattica e agonismo. In quell’apoteosi che è stato il 3-0 del “Ceravolo” è stato evidente chi era quello che ne irradiava più di tutti: Pietro Iemmello.

Mattatore, trascinatore, dominatore della scena, della partita e degli avversari. E capitano vero, un campo e dopo, quando ha provato a circoscrivere l’incendio dell’entusiasmo invitando tutti alla calma, “Capraro” compresa, nei festeggiamenti del dopo-gara: «Gioia sì, ma andiamoci piano» era come se dicesse con quel gesto sotto la curva, mani con i palmi rivolti verso il basso, l’attaccante trentaquattrenne, arrivato a quota 13 gol stagionali e 86 in giallorosso con una doppietta che l’ha portato a sei centri nei playoff di B, i primi in una semifinale.