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In attesa che la società tracci una linea forte e certa relativa al futuro (quando?), nella testa dei tifosi del Messina continuano a rimbalzare i fotogrammi del 10 maggio. Di quello spareggio finito in parità, dopo i supplementari, che ha determinato la retrocessione. Di quell’epilogo che ha portato il conto di un’annata vissuta sulle montagne russe, sportive e societarie. Che nemmeno l’approdo di Racing Group al timone e il risanamento finanziario a un passo dal fallimento giudiziario hanno riportato sul binario della tranquillità.
È andata così. Il gol annullato a Bosia, la parata miracolosa sulla punizione di Saverino ma soprattutto la deviazione a colpo sicuro di Roseti che rimbalza sulla testa di Esposito e finisce fuori. Strozzando la gioia in gola: forse è tutta lì la stagione dell’Acr, alla fine. Pochi secondi che cambiano tutto, che trasformano i sorrisi di un potenziale “eroe” in lacrime di delusione. Quelle versate dal classe 2006 di scuola Cosenza. «Ci sono stagioni che si ricordano per le vittorie e poi ce ne sono altre che ti segnano dentro e ti mettono alla prova ogni giorno, come uomo prima ancora che come calciatore - ha commentato l’attaccante, che coi suoi gol ha portato tanti punti in dote al Messina -. Questa, purtroppo, non è la stagione che tutti sognavamo, lo sappiamo noi giocatori e lo sanno i tifosi. Indossare la maglia del Messina significa portarsi addosso una responsabilità enorme perché questa città vive di passione vera, di appartenenza di amore per questi colori. Fa male non essere riusciti a regalarvi le emozioni che meritavate e fa male vedere la delusione negli occhi di chi, nonostante tutto, ha continuato a seguirci ovunque, sotto la pioggia, dopo una sconfitta, nei momenti più difficili».













