L’appuntamento con il sogno serie A è nuovamente rimandato. Ancora una volta. Ieri sera il Palermo ha detto addio alla promozione, eliminato dal Catanzaro in semifinale in virtù del risultato dell’andata. Al Barbera non è bastato il 2-0 firmato Pohjanpalo e Rui Modesto per ribaltare il 3-0 del Ceravolo. Una serata da dimenticare in fretta: oltre al triste episodio in tribuna d’onore (con la rissa che ha visto protagonista il figlio del ds giallorosso Polito e alcuni tifosi rosanero) anche il lancio in campo di fumogeni e petardi al triplice fischio che ha causato (come dichiarato dall’allenatore giallorosso) lo svenimento senza conseguenze di un collaboratore di Aquilani. E adesso è tempo di bilanci. E' inevitabile ammettere che si tratta di un altro fallimento sportivo targato City Group. Dopo quattro anni di insediamento della potente holding multinazionale britannica, i rosanero non sono ancora riusciti a tornare nella massima serie nonostante gli investimenti (importanti) effettuati dalla proprietà. Eppure la serie A era un obiettivo dichiarato. Lecito che i tifosi si aspettassero qualcosa di più “immediato”.Remuntada sfiorata, ma in finale va il Catanzaro: il Palermo fallisce ancora l'obiettivo serie ACosa non sia andato nemmeno questa stagione non è facile dirlo, anche se l’ultima parola è arrivata come sempre dal campo. I 72 punti conquistati dalla squadra di Inzaghi non sono bastati per la promozione diretta e hanno piazzato i rosanero al quarto posto, dietro a Venezia, Frosinone e Monza. La stagione era iniziata con grande entusiasmo, dopo le grandi delusioni delle annate precedenti: Pippo Inzaghi osannato dal pubblico sotto il sole cocente di fine giugno, più di 2 mila persone nel piazzale dello stadio per dare il benvenuto all’ex leggenda rossonera. Il tecnico ha svolto un ottimo lavoro, cambiando mentalità alla squadra: poi, però, qualche passaggio a vuoto di troppo ha compromesso il cammino. Inzaghi è sicuro: "Porterò questa città dove merita, Palermo vale il Real Madrid"Anche l'allenatore ha commesso alcuni errori: scelte non sempre azzeccate, un'idea di calcio che in alcune gare non ha funzionato, lettura spesso inefficace delle partite in corso d'opera. Le altre avversarie non hanno quasi mai rallentato e quando fisiologicamente lo hanno fatto il Palermo non ne ha mai approfittato. Nei momenti decisivi della stagione il Palermo ha risposto sempre negativamente, come nel match di andata della semifinale, compromettendo il match di ritorno. La partita del Ceravolo è stata, probabilmente, lo specchio della stagione: la squadra si è sciolta sotto gli attacchi dei calabresi, che hanno espresso un calcio straordinario. Al ritorno il cuore non è bastato ma con una prestazione diversa all'andata il finale poteva essere ben diverso. Tutto ciò aumenta ulteriormente i rimpianti e il rammarico per quello che è stato e che poteva essere.Dopo il Monza, il club di viale del Fante è stato quello con il monte ingaggi più alto della categoria. Eppure questo non è servito, visto che il Frosinone (la squadra con l’età media più bassa) ha ottenuto la promozione diretta con quasi otto milioni di ingaggi a fronte degli oltre ventitré dei rosa . Probabilmente si poteva fare di più durante il mercato di gennaio, quando ancora la classifica recitava un distacco ben diverso dai primi due posti. Dalla telenovela Tramoni al ritorno di Magnani, passando per gli arrivi di Johnsen e la firma last minute di Rui Modesto. Il caso Brunori, le cessioni di Diakitè e Bardi. Il Monza è andato all in, con una campagna di rafforzamento che alla fine si è rivelata decisiva: Cutrone, Caso ed Hernani hanno sensibilmente alzato il livello di una rosa già forte. Nella stagione andata in archivio ieri, il Palermo ha mostrato gli stessi punti deboli delle annate precedenti: troppi gli infortuni muscolari (il più pesante quello di Bani nelle ultime due settimane) e anche dal punto di vista atletico in diverse partite gli uomini di Inzaghi non si sono espressi al meglio. A volte sembrava quasi che gli avversari andassero al doppio della velocità. La società ha lavorato benissimo fuori dal campo, questo è innegabile e incontrovertibile: il centro sportivo dopo 120 anni di storia, il progetto di riqualificazione del Barbera, le operazioni di marketing e la gestione dei social da top club.Adesso, però, la piazza chiede un upgrade sul fronte sportivo, che appare obiettivamente necessario: il prossimo anno i tifosi si aspettano una squadra che riesca a stravincere il campionato. Zamparini riuscì nell’impresa dopo due anni: nel primo sfiorò la promozione, persa a Lecce all’ultima giornata. Ma al secondo anno l’indimenticato patron friulano portò a casa l’obiettivo, allestendo una super squadra e vincendo il campionato con 83 punti. Erano gli anni di Corini, Zauli, Toni, Grosso. Negli anni successivi persino la qualificazione in coppa Uefa e anche una finale di coppa Italia, prima del triste epilogo sfociato nel fallimento e nella ripartenza dai dilettanti. Un’altra era, indubbiamente, che oggi in molti ricordano con nostalgia. Adesso il Palermo ricaricherà le pile, in vista di una nuova stagione: al timone, come confermato dallo stesso allenatore ieri sera, ci sarà ancora Superpippo. Il tecnico non vuole lasciare il lavoro a metà ed è pronto a vivere una stagione da assoluto protagonista. “Palermo vale il Real Madrid”, ha dichiarato a fine partita. Una scelta corretta della società, quella di puntare ancora su Inzaghi. Servirà, però, un mercato ben diverso per ottenere la promozione diretta. Alcuni calciatori andranno via - Gomis, Claudio Gomes, Blin e (forse) Vasic - e in diversi hanno dimostrato in campo di non poter fornire le adeguate garanzie, tecniche o fisiche, per un campionato al vertice. Occorrerà inoltre capire il destino del direttore sportivo, Carlo Osti: il suo contratto scadrà a fine giugno e difficilmente verrà rinnovato. Probabilmente arriverà un ds più giovane, con idee nuove. Non è ancora tempo di rivoluzione ma nelle prossime settimane potrebbe già muoversi qualcosa. Il bilancio della stagione è senz’altro negativo, l’epilogo poteva essere ben diverso. L’auspicio della piazza è che il prossimo anno la proprietà possa fare un ulteriore sforzo per riportare il Palermo dove merita, con una “programmazione” differente. Adesso è tempo di riflettere: la società analizzerà a fondo l’annata per capire cosa, ancora una volta, non ha funzionato.
Ecco perché la serie A sfumata (ancora una volta) è un fallimento del Palermo targato City Group
Dopo l'amarezza per l'epilogo della doppia sfida col Catanzaro sarà tempo di riflessioni. Se l'arrivo della potente holding multinazionale britannica ha portato risultati da top club sul fronte stadio, centro sportivo e marketing, lo stesso non si può dire dal lato sportivo. Inzaghi resterà, il ds Osti ha il contratto in scadenza. Valutazioni anche sulla rosa















