di

Rinaldo Frignani

Secondo l'ex capo di Stato maggiore della Difesa: «I problemi potrebbero riguardare le capacità di reazione dei Paesi baltici al confine con la Russia. Penso per esempio al corridoio di Suwalki, fra Polonia e Lituania»

«Cinquemila soldati in meno sul fronte europeo non sarebbero neanche un problema, ma è il significato politico della scelta americana che pesa come un macigno sul Vecchio Continente». Perché adesso «è in discussione anche la stessa applicazione, in caso di necessità, dell’articolo 5 della Nato. Il presidente Trump lo ha già detto in modo esplicito: non si sente vincolato da quel principio di difesa collettiva, per cui d’ora in poi dobbiamo imparare a contare su noi stessi».

È uno scenario a tinte fosche quello che traccia il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, esperto di geopolitica e di strategia militare, nonché consulente scientifico dell’Istituto di affari internazionali, all’indomani della conferma che gli Stati Uniti diminuiranno il loro contingente in Europa.