Milano, 21 maggio 2026 – L’intelligenza artificiale è tra i fattori alle radici di una nuova ondata di licenziamenti nel settore tech a Milano, con decisioni prese dall’altra parte del mondo che si ripercuotono sull’occupazione in Italia. Partiamo dall’ultimo caso emerso, quello dei licenziamenti del colosso Meta che, nell’ambito di un piano che prevede un taglio di ottomila dipendenti a livello globale, ieri ha messo sul tavolo una procedura di licenziamento collettivo per 33 persone in Italia, principalmente nella sede milanese in piazza Missori.

Una decisione, si apprende da fonti sindacali, che si traduce nella riduzione di quasi un terzo della forza lavoro nel nostro Paese, dove attualmente la big tech conta 116 dipendenti. Figure professionali qualificate, che lavorano dietro le quinte di social come Facebook e Instagram usati ogni giorno da milioni di italiani.

Il piano che prevede ottomila esuberi nel mondo, ieri divenuto realtà con l’avvio delle procedure nei Paesi dove Meta è presente, è legato anche ai massicci investimenti nell’intelligenza artificiale e alla “ottimizzazione” di alcune mansioni prima svolte dall’uomo.

Non è la prima volta che Meta licenzia a Milano perché nel 2022, sempre nell’ambito di un piano globale di riorganizzazione, era già caduta la scure su piazza Missori. Dopo lunghe trattative, era stato raggiunto un accordo fra i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs e il “braccio italiano“ della big tech: gli esuberi erano stati di fatto dimezzati, dai 23 iniziali a 12. E l’unico criterio di scelta per i licenziamenti è stato “l’adesione a un’uscita volontaria”, grazie a incentivi messi sul tavolo da Meta: indennità e supporto per la ricerca di nuovi impieghi.