Abbiamo già la prima legge del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale. Il posto non viene abolito solo quando una macchina lo esegue meglio, ma se un dirigente convince sé stesso, gli investitori e il mercato che presto le mansioni quotidiane potranno essere eseguite da meno dipendenti. L’automazione dell’IA non è ancora arrivata realmente e le aziende già si preoccupano delle sue spiacevoli conseguenze. Harvard Business Review ha condotto un sondaggio su 1.006 dirigenti globali scoprendo che il trentanove per cento delle aziende coinvolte ha riorganizzato il lavoro riducendo moderatamente le mansioni, come se la sostituzione fosse imminente. E solo il due per cento lo ha fatto con implementazioni già effettive dell’intelligenza artificiale.
I numeri raccontano un fenomeno ancora circoscritto, ma grave. Secondo Reuters, HP prevede tra le quattromila e seimila riduzioni entro il 2028, mentre Lufthansa ha annunciato quattromila tagli amministrativi entro il 2030, causati dalla digitalizzazione IA. Georges Elhedery, ceo di HSBC, ha detto di valutare tagli fino a ventimila posti, circa il 10 per cento della forza lavoro, nei prossimi anni. Proximus ha previsto milleduecento tagli entro il 2030, Mizuho prevede fino a cinquemila riduzioni nell’arco di dieci anni e Allianz ha indicato fino a milleottocento tagli nella divisione assicurazioni viaggio, dove il lavoro manuale viene sostituito da strumenti automatizzati.







