Non ha mai abbassato la guardia rispetto all’emergenza ambientale del nostro territorio, né ha mai perso contatti rispetto alle criticità e alle risorse di un intero spaccato metropolitano conosciuto come Terra dei Fuochi. Il geologo forense Giovanni Balestri è uno dei massimi esperti di contrasto agli ecoreati, da decenni è consulente tecnico nelle inchieste a carico - tra gli altri - di imprenditori senza scrupoli, amministratori infedeli, finanche boss della camorra. Sua la perizia che era alla base della condanna di imprenditori del calibro di Cipriano Chianese, ma anche di capoclan come Francesco Bidognetti, a proposito del disastro provocato dalla gestione della discarica Resit di Giugliano. Suo lo studio sulle infiltrazioni di percolato nel sottosuolo, con il rischio di una contaminazione della falda acquifera nel 2064, mentre anche di recente Balestri è stato ascoltato come testimone dalle Procure del distretto (di recente a Napoli Nord), nel corso di indagini ancora in corso.

Balestri, a distanza di quasi dieci anni dalla definizione del processo Resit, qual è lo stato di quel territorio a proposito di discariche e bonifiche? «L’arrivo del commissario governativo generale Giuseppe Vadalà è stato importante. Ci sono delle criticità, ma è anche vero che la strategia messa in campo negli ultimi due anni va considerata in modo positivo. È una questione di ruoli (siamo passati dalla gestione commissariale di quindici anni fa a quella governativa), ma anche di competenze e di risorse attualmente in gioco». Papa Leone nella Terra dei fuochi, ecco il percorso protetto da sette chilometri di transenneNel corso del suo studio, lei stabiliva una sorta di dead line - quella del 2064 - per le infiltrazioni di percolato nella falda acquifera. Qual è lo scenario? «Il mio studio prende in considerazione la traiettoria di un fenomeno che ha inizio alla fine degli anni Ottanta. Diamo per accertato che la contaminazione diretta è già avvenuta, il percolato filtra attraverso gli invasi, è ancora in atto. Ricordo che nel 2010 indicai di intervenire, perché bisognava aspirare quanto più percolato possibile. In parte è stato fatto, ma il problema è ancora attuale data l’enorme quantità. Ci sono in corso attività di monitoraggio da parte delle istituzioni, a partire dalla Procura di Napoli nord che si è mostrata particolarmente sensibile a questo genere di problemi, oltre al commissariato di governo e al dipartimento di sanità pubblica della Federico II». Dunque, a che punto è l’intervento di riqualificazione? «La messa in sicurezza che terminerà con una bonifica è in corso. Bisogna garantire continuità ed evitare gli errori del passato: evitare che ci siano passaggi a vuoto, magari di anni, che vanificano gli sforzi virtuosi. Oggi credo che ci sia l’approccio adeguato». A cosa fa riferimento? «È stato decisivo ora l’intervento del commissario di governo Vadalà, che fa leva su strutture e competenze decisamente più efficienti e all’altezza degli obiettivi di riqualificazione da raggiungere. La direzione è giusta, anche sulla scorta del clima di sinergia istituzionale che si è creato, Procure del territorio comprese. Parliamo comunque di un lavoro enorme: centinaia di migliaia di tonnellate di percolato che vanno asportate e trattate come rifiuto. Nel frattempo però è stata garantita la impermeabilizzazione delle superfici, le discariche sono chiuse, il che ci assicura che non aumenterà il volume di percolato. C’è sorveglianza attiva giorno e notte, siamo ormai lontano dalle gestione criminale e affaristica degli scorsi decenni». Papa Leone XIV sarà ad Acerra, nel cuore della Terra dei Fuochi: ma in quali condizioni si trova la Terra dei Fuochi? «Discariche che bruciano non ce ne sono più e le cosiddette ecoballe - che erano state stoccate su queste discariche - sono state messe in sicurezza nei centri preposti e in gran parte rimosse. Ci sono ancora roghi, ma parliamo di eventi che impegnano le strade laterali, gli accumuli abusivi su piazzole, lungo i fossi, magari per piccoli traffici illeciti, che vanno affrontati in un’ottica di sicurezza pubblica. È ovvio che quanto più si investe nel contrasto ad illegalità e abusivismo, meglio è. Dovremmo essere al riparo dai disegni criminali del passato, finalizzati ad esercitare pressioni su istituzioni e collettività, magari per ottenere cambi di destinazione di un intero spaccato territoriale». Cosa direbbe al Papa, se potesse parlargli? «Di fare di tutto per non far distogliere mai lo sguardo da questo territorio, per evitare interventi ad intermittenza che vanificano il lavoro fatto finora». E cosa direbbe ai cittadini? «Di difendere e rafforzare il proprio senso civico. In passato si è tollerato tanto, magari per paura, rassegnazione o connivenza. Oggi ci sono Procure ed esponenti governativi a cui rivolgersi, bisogna denunciare ogni genere di abuso, credere nella possibilità di cambiamento».