Terre di fuochi fatuiNel giorno dell’addio a Carlin Petrini, il Papa visita uno dei luoghi simbolo dell’immaginario bergogliano. La Terra dei fuochi e la teologia della redenzione agricoladi23 MAG 26ANSAVuole la coincidenza, sorella del divino, che nel giorno dell’addio a Carlin Petrini, inventore di uno dei più venerati topos (posti) del bergogliano, i campi à la Laudato si’, Papa Leone compia oggi un pellegrinaggio in un altro dei topos (luoghi dell’immaginario teologico) tipici della Chiesa in uscita. Va ad Acerra, mitica Terra dei fuochi. Dopo la pacem in terris, l’altra zolla in cui un giorno torneranno a scorrere latte e miele. Con la stessa gustosa abbondanza con cui, anyway, a Giugliano continuavano a crescere le fragole pure nei giorni bui “in cui la terra dei fuochi diventa un caso nazionale” (Avvenire). Fragole che Salvatore Merlo raccontò in un gran reportage. E’ giusta e importante pastorale che Leone vada “a farsi incontro a comunità ferite dal traffico di rifiuti tossici, che per decenni ha seminato inquinamento, malattie, morte” (sempre Avvenire). Tanto più “alla vigilia dell’undicesimo anniversario della Laudato si’” (gli anniversari dei numeri dispari), come ha ricordato il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, “convertito all’ecologia integrale dalle sofferenze e dai lutti della sua gente”. Ohibò.Dice il vescovo Di Donna che “la Terra dei fuochi non è un luogo, è un fenomeno”. Ed è appunto il fenomeno tutt’intorno, il fenomeno di tutti questi topoi della Chiesa in uscita, compresa Lampedusa divenuta meta fissa come una gita a Tindari, a destare curiosità. Non c’è dubbio che la Chiesa debba prendere su di sé non solo i peccati del mondo ma anche le storture malavitose, sociali, ecologiche. E risanare la lebbra del territorio. Ma quindici anni dopo il gran polverone di populismo giudiziario delle inchieste, e dodici anni dopo il “decreto Terra dei fuochi”, di quella mitologia giudiziario-toponomastica è rimasto un po’ di fumo. Quelli erano i tempi in cui le aziende alimentari perdevano quote di mercato tremende anche se producevano a 60 km di distanza; in cui i tecnici scavavano con la mappa del tesoro dei pentiti in mano, ma trovavano il poco per cento. Alla fine della grande emergenza populista che sembrava la Hiroshima della monnezza ci sono stati un paio di processi con condanne, vari processi con assoluzioni (il “processo Carosello”, procedimento cardine sul disastro ambientale ad Acerra e nell’area nolana, finì con 64 assoluzioni totali). E statistiche sanitarie per carità gravi, ma non da peste nera: un eccesso di mortalità del 10 per cento negli uomini e del 13 nelle donne nel napoletano. E una condanna per l’Italia nel 2025 della Cedu, che essendo la Cedu non è “l’Europa” (hanno dato ragione pure a Patrizia Reggiani, per dire). In tutto questo nella Chiesa in uscita del Terzo millennio è cresciuta la retorica del paese marcio e della fede salvifica che invece, grazie al popolo, lo redimerà. Nel 2013 don Maurizio Patriciello appoggiò una cassa di pomodori sull’altare gridando: “Questo pomodoro è maledetto”. Non lo era, ma quindici anni dopo don Patriciello è ancora il parroco di Parco Verde a Caivano, nume ispiratore di Giorgia Meloni e del famoso decreto Caivano, un altro apice dei danni del populismo giustizialista. Papa Leone forse a tutto questo non baderà, lui è soprattutto un buon pastore, e tornerà a Roma in tempo per presentare, lunedì, la sua spoileratissima enciclica sull’intelligenza artificiale. Che almeno quello è un tema davvero incandescente – Terra dei fuochi dell’Anticristo."Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"
Papa Leone va ad Acerra: più che eco-emergenza, “topos” teologico della Chiesa in uscita
Nel giorno dell’addio a Carlin Petrini, il Papa visita uno dei luoghi simbolo dell’immaginario bergogliano. La Terra dei fuochi e la teologia della redenzione agricola










